Non si hanno notizie certe sulle origini di questo paese dell’Alto Jonio Cosentino, in Calabria. Per lo storico Gustavo Valente è “di origini antichissime per essere la zona abitata da tempi immemorabili”, mentre secondo altri sarebbe sorta ad opera di Filottete, esule da Troia. Franco Domestico fa risalire le sue origini addirittura all’età del ferro.
Il paese si eleva su una rupe a 370 metri sul livello del mare “sopra un monte di aria umida – come scrive lo studioso napoletano F. Sacco – e calda”, alla sinistra del fiume Nicà, che secondo alcuni sarebbe il luogo dove è avvenuta la famosa battaglia del 510 a.C. tra Sibari e Crotone, due città tra le più importanti della Magna Graecia. Crotone raggiunse grande splendore grazie al porto che le permetteva di mantenere floride relazioni commerciali con città costiere mentre Sibari fu il centro di un vasto territorio che comprendeva oltre venti città importanti. Fu Sibari a muovere guerra contro Crotone per conquistare altri territori ed estendere quindi il proprio dominio. La storia vuole che per settanta giorni e settanta notti i due eserciti si confrontassero lungo il corso del torrente. L’idronomastica sembrerebbe confermare la tesi della battaglia: a seconda che la parola Nicà si faccia derivare dal latino o dal greco essa significa “fiume della morte” o “fiume della vittoria”.
Il nome dato al paese era inizialmente Scala Coeli e non solo Scala. Scrive il sacerdote e storico acrese, Vincenzo Padula, che il nome Scala Coeli era il suo nome originario, “ch’ora si è rinnovato”. Possiamo quindi argomentare che la sua denominazione Scala è stata sempre applicata in senso volgare fino a quando, nel secolo scorso, qualcuno non pensò di ripristinare l’antico e nobile genitivo Coeli.
Nel periodo bizantino Scala Coeli fu aggregata nella Decima Circoscrizione dei domini bizantini. E’ il periodo in cui i “signori” ebbero il problema di difendere i loro possedimenti quando ampie zone dell’Europa furono esposte agli attacchi degli Arabi e dei Saraceni.
Furono queste scorrerie a far sorgere anche da noi palazzi e castelli come strumenti di difesa, che divennero più tardi le dimore dei feudatari che, abitando in queste fortezze, ottenevano il doppio effetto di intimorire i loro vassalli ed i feudatari vicini e aumentare il proprio prestigio. A Scala Coeli vengono costruiti il Palazzo Vizza e quello Maiorano, da tutti stranamente denominato “Castello”.
Per il resto Scala Coeli non ebbe bisogno di ulteriori cinte murarie: il paese si presenta particolarmente adatto alla difesa dell’interno: è “il colle murato…, cinto da rupi e grotte” (V.Padula) che offrì per secoli sicuro rifugio agli scampati delle invasioni turche e saracene. Un villaggio fortificato al quale si poteva accedere solo attraverso quattro porte che si aprivano all’alba e si chiudevano al tramonto: “Portavavuza”, “Portafischìa”, “Portapiano” e “Portello” o “Portello della Timparella”.
In questo periodo in tutta la regione si diffondono fiorenti monasteri, chiese e basiliche grazie al monachesimo basiliano. Anche a Scala Coeli esisteva una chiesa basiliana, finita nella favola: di essa non si conosce infatti l’esatta ubicazione. Si sa solo che nel 1443 parroco della chiesetta era l’abate Andrea del Militino dell’ordine florense, nel 1456 il sacerdote D. Bernardo da Lignamina e nel 1513 D. Tommaso de Rossi.
Dopo l”egemonia bizantina quella normanna: Scala Coeli, nel 1250, entra a far parte della Contea di Cariati, insieme ai casali Motta e San Maurello e ne segue le vicende feudali fino al 1678 quando passò ai Coscinelli, che la tennero fino al 1754. Per successione femminile passò ai Vitilio, dai quali (nel 1768) ne fecero acquisto i Parisano Bonanno che ne furono baroni fino all’eversione della feudalità (1806). Il 4 maggio 1811, nel riordino disposto per decreto, istitutivo dei comuni, Scala Coeli, pur restando nella giurisdizione di Cariati, si vede aggregata la frazione San Morello.
Dal punto di vista religioso-amministrativo ha fatto parte, fin dalla sua elevazione, della Diocesi di Cariati, sorta nel 1437 ad opera di Papa Eugenio IV. E’ questo uno dei periodi di maggior splendore per Scala Coeli che contava ben sette chiese e un convento con la presenza di monaci francescani. Negli anni successivi si registra anche la presenza di frati carmelitani, che abitavano un convento, dedicato alla Santissima Trinità, aggregato al Santuario della B.V. del Carmelo. Intorno alla metà del cinquecento Scala Coeli ospitò anche una residenza estiva per seminaristi.
Oggi la storia lascia il posto ad un centro moderno ma sempre meno abitato perché falcidiato da un alto tasso di emigrazione.
Facendo una passeggiata in questo centro si può ammirare un caratteristico centro storico con le sue viuzze strette e per la sua particolare disposizione delle abitazioni, basse e sovrapposte una sull’altra. Si può ancora ammirare la Chiesa di Santa Maria Assunta, recentemente restaurata e tornata agli antichi splendori. Di epoca bizantina, conserva un prezioso pulpito in legno massello intagliato con ricami floreali a basso rilievo riportante uno stemma e la scritta “In sindacatu Pauli de Madaro – 1693) ed alcuni dipinti risalenti forse al XVI sec.
Da vedere anche bastioni e mura perimetrali di antiche costruzioni e il Palazzo Maiorano, che si inquadra nel vasto disegno di operazioni militari e di difesa volute dall’imperatore bizantino Niceforo (963-969) preoccupato dall’infuriare in Calabria delle continue e rovinose scorrerie dei Saraceni.
Da vedere anche la Chiesa di Sant’Antonio, del XIII secolo, che conserva la statua di Sant’Antonio da Padova, Protettore di Scala Coeli, e il Santuario della Madonna del Carmelo del XII secolo, situato nella campagna circostante e luogo, secondo una tradizione antica -non supportata da notizie storiche certe – dell’apparizione di una Madonna con una scala che saliva verso il Cielo Era il 16 luglio, festa del Carmelo e molti l’hanno identificata nella Madonna del Carmine. A questa Chiesa, successivamente, è stato aggregata il convento dei frati carmelitani, mentre a ridosso della Chiesa di San’Antonio vi era un convento di dei frati minori conventuali. dei due edifici si conservano, oggi, solo alcune mura.
Per ulteriori informazioni sulla storia di questo comune “Scala Coeli, appunti per una storia” diRaffaele Iaria

