Raffaele Iaria
Se ne parla poco – non fa più notizia – ma in mare si continua a morire. Pochi giorni fa, secondo un dato fornito dall’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, i morti in mare dall’inizio di questo 2024 erano 245 e 324 i dispersi nel solo Mediterraneo centrale. Migranti che “fuggono da situazioni di oppressione e sopruso, di insicurezza e discriminazione, di mancanza di prospettive di sviluppo”, scrive papa Francesco nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 29 settembre sul tema “Dio Cammina con il suo popolo”. Molti migranti fanno esperienza di questo: fanno esperienza – come scrive papa Francesco del “Dio compagno di viaggio, guida e ancora di salvezza”: “a Lui si affidano prima di partire e a Lui ricorrono nelle situazioni di bisogno. In Lui cercano consolazione nei momenti di sconforto. Grazie a Lui, ci sono buoni samaritani lungo la via. A Lui, nella preghiera, confidano le loro speranze”. Il Papa ricorda le tante bibbie, vangeli, libri di preghiera e rosari trovati addosso ai migranti. Bibbie, rosari e libri di preghiere che li accompagnano “nei loro viaggi attraverso i deserti, i fiumi e i mari e i confini di ogni continente!”. Questo camminare di Dio con loro è anche un identificarsi con loro, con quegli uomini e quelle donne “in cammino attraverso la storia – in particolare con gli ultimi, i poveri, gli emarginati – come prolungando il mistero dell’Incarnazione”. Uomini e donne che “come gli ebrei nel deserto” trovano “molti ostacoli nel loro cammino: sono provati dalla sete e dalla fame; sono sfiniti dalle fatiche e dalle malattie; sono tentati dalla disperazione”. “Ma la realtà fondamentale dell’esodo, di ogni esodo – scrive il Pontefice – è che Dio precede e accompagna il cammino del suo popolo e di tutti i suoi figli di ogni tempo e luogo. La presenza di Dio in mezzo al popolo è una certezza della storia della salvezza”. Per papa Francesco l’incontro con il migrante, “come con ogni fratello e sorella che è nel bisogno, è anche incontro con Cristo”: “ce l’ha detto lui stesso. È lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito”. “In questo senso, i poveri ci salvano, perché ci permettono di incontrare il volto del Signore”, conclude il Pontefice che nel messaggio ricorda come nel giudizio finale narrato dall’Evangelista Matteo al capitolo 25 non ci sono “dubbi: ‘ero straniero e mi avete accolto’ (v. 35); e ancora ‘in verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’ (v. 40). Allora ogni incontro, lungo il cammino, rappresenta un’occasione per incontrare il Signore; ed è un’occasione – scrive – carica di salvezza, perché nella sorella o nel fratello bisognoso del nostro aiuto è presente Gesù. In questo senso, i poveri ci salvano, perché ci permettono di incontrare il volto del Signore”. In questa Giornata dedicata ai migranti e ai rifugiati, “uniamoci in preghiera per tutti coloro che hanno dovuto abbandonare la loro terra in cerca di condizioni di vita degne. Sentiamoci in cammino insieme a loro, facciamo ‘sinodo’ insieme, e affidiamoli tutti, come pure la prossima Assemblea sinodale, ‘all’intercessione della Beata Vergine Maria, segno di sicura speranza e di consolazione nel cammino del Popolo fedele di Dio’”. Il messaggio del Papa termina
con una preghiera nella quale chiede al Signore di aiutarci “a non smettere mai di camminare, assieme ai nostri fratelli e sorelle migranti, verso la dimora eterna che tu ci hai preparato. Apri i nostri occhi e il nostro cuore affinché ogni incontro con chi è nel bisogno, diventi un incontro con Gesù, tuo Figlio e nostro Signore”.
