Raffaele Iaria –
Conto alla rovescia per l’elezione del nuovo Papa, il 267mo successore di Pietro. Oggi si sono chiuse le Congregazioni generali, sono stati annullati l’Anello del Pescatore e i sigilli del pontificato di Papa Francesco, con una croce sul simbolo. In dodici congregazioni generali che si sono svolte in questi giorni, dopo la morte di Papa Francesco avvenuta il 21 aprile scorso, si è discusso dei problemi della Chiesa oggi, con uno sguardo aperto ad esperienze in varie contesti. Erano presenti cardinali provenienti da 71 Paesi dei Cinque Continenti. Nei loro interventi è emerso l’impegno per la pace e per il dialogo ecumenico ed interreligioso in continuità con il pontificato di papa Francesco. Ma si è chiesto anche maggiore vicinanza a coloro che hanno più bisogno e vivono in stato di marginalità oltre alla lotta agli abusi e un maggiore impegno missionario sottolineando “la necessaria coerenza tra l’annuncio del Vangelo e la testimonianza concreta della vita cristiana”. Si è chiesto “uno spirito profetico” al nuovo pontefice che dovrà essere “capace di guidare una Chiesa che non si richiuda in sé stessa, ma sappia uscire e portare luce a un mondo segnato da disperazione”. Tra le sfide il tema della guerra e il bisogno di una pace duratura come hanno ribadito oggi in un appello i cardinali diffuso alla fine dell’ultima Congregazione generale. I cardinali hanno costatato con “rammarico” che non si sono registrati “progressi per favorire i processi di pace” in Ucraina, in Medio Oriente e in tante altre parti del mondo, anzi – scrivono – si sono “intensificati gli attacchi specialmente a danno della popolazione civile”. Da qui “un sentito appello” a tutte le parti coinvolte affinché “si giunga quanto prima ad un cessate il fuoco permanente e si negozi, senza precondizioni e ulteriori indugi, la pace lungamente desiderata dalle popolazioni coinvolte e dal mondo intero”. I porporati invitano, quindi, tutti i fedeli a “intensificare la supplica al Signore per una pace giusta e duratura”. E poi il profilo del nuovo pontefice “capace di fare da ponte e guida” e di essere “vicino alla vita concreta delle persone”.
Domani, alle 16,30, i cardinali elettori entreranno nella Cappella Sistina. Dopo una meditazione affidata al card. Raniero Cantalamessa, predicatore emerito della casa Pontificia, l’inizio delle operazioni di voto. La prima fumata dal comignolo della Sistina è atteso per le 19 circa. Darà l’esito del primo scrutinio: nera in caso di non elezione e bianca in caso di elezione del nuovo Pontefice. Nei giorni successivi le fumate sono previste intorno alle 10.30 (solo in caso di elezione del Papa) o alle 12 mentre nel pomeriggio intorno alle 17.30 (solo in caso di elezione) o intorno alle 19. Ad entrare in conclave 133 cardinali provenienti da 71 Paesi del mondo: 53 europei, 37 americani, 23 asiatici e 18 africani. Un conclave molto numeroso: il più numeroso della storia della Chiesa con tredici cardinali in più del limite dei 120 previsti. Per essere eletti bisogna arrivare a 89 voti, i 2/3 degli elettori. Al momento si fanno vari nomi ma la situazione, almeno da quanto si è potuto capire dai cardinali dopo le Congregazioni generali, resta molto incerta e il toto papa impazza. Il favorito numero uno sembra il card. Pietro Parolin, già segretario di Stato di papa Francesco che dovrebbe aggregare intorno a se un buon pacchetto di consensi utili per una probabile elezione al soglio pontificio. Insieme a lui il card. Luis Antonio Tagle, ma anche il porporato francese Jean Marc Aveline di Marsiglia, il card. Matteo Zuppi, presidente dei vescovi italiani, Robert Francis Prevost che ha guidato il dicastero dei vescovi. Qualche voce0 indica anche l’altro italiano Pizzaballa, il card. Filoni, Péter Erdő di Budapest e il maltese Mario Grech già segretario generale del Sinodo oltre al cardinale di Stoccolma Anders Arborelius. Un conclave aperto con non pochi indecisi. I cardinali – 108 dei quali nominati da Papa Francesco – che hanno sensibilità differenti siprattutto sui tanti dossier ancora aperti. E aperto resta il Conclave…
Nella Sistina intanto è tutto pronto: i tavoli, le schede, le urne ma anche la stanza cosiddetta delle “lacrime” dove l’eletto si recherà prima dell’annuncio. Qui, da alcune immagini diffuse, tre talari bianche di taglie diverse, sette paia di scarpe pronte, la mozzetta rossa e la mantellina corta che papa Francesco non ha voluto mai indossare.
Raffaele Iaria


(Foto Vatican Media)

