Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Raffaele Iaria

“Siamo pellegrini di speranza, perché fra le persone, i popoli e le creature occorre qualcuno che decida di muoversi verso la comunione. Altri ci seguiranno. Come Ireneo a Lione nel secondo secolo, così in ognuna delle nostre città torniamo a costruire ponti dove oggi ci sono muri. Apriamo porte, colleghiamo mondi e ci sarà speranza”. Papa Leone XIV riprende le speciali udienze giubilari che Papa Francesco aveva iniziato nel mese di gennaio scorso e continua il cammino avviato sul tema del Giubileo, la Speranza. Ma non poteva mancare un forte appello alla pace dopo gli ultimi eventi. “Anche in questi giorni giungono notizie che destano molta preoccupazione”, ha detto il Papa: “si è gravemente deteriorata la situazione in Iran e Israele, e in un momento così delicato desidero rinnovare con forza un appello alla responsabilità e alla ragione. L’impegno per costruire un mondo più sicuro e libero dalla minaccia nucleare va perseguito attraverso un incontro rispettoso e un dialogo sincero, per edificare una pace duratura, fondata sulla giustizia, sulla fraternità e sul bene comune. Nessuno dovrebbe mai minacciare l’esistenza dell’altro. È dovere di tutti i Paesi sostenere la causa della pace, avviando cammini di riconciliazione e favorendo soluzioni che garantiscano sicurezza e dignità per tutti”.

Nella sua meditazione Leone XIV ha detto che “Gesù non è un muro che separa, ma una porta che ci unisce. Occorre rimanere in lui e distinguere la realtà dalle ideologie”. Il Pontefice ha richiamato il pensiero di uno dei più grandi teologi cristiani, il vescovo Ireneo di Lione: Ireneo “collega Oriente e Occidente. Già questo è un segno di speranza, perché ci ricorda come i popoli si continuano ad arricchire a vicenda”. Questo vescovo, ha aggiunto, “ha un tesoro ancora più grande da donarci. Le divisioni dottrinali che incontrò in seno alla comunità cristiana, i conflitti interni e le persecuzioni esterne non lo scoraggiarono. Al contrario, in un mondo a pezzi imparò a pensare meglio, portando sempre più profondamente l’attenzione a Gesù. Diventò un cantore della sua persona, anzi della sua carne. Riconobbe, infatti, – ha concluso il Papa – che in Lui ciò che a noi sembra opposto si ricompone in unità”. Per Leone XIV “sperare è collegare”. Ireneo, “maestro di unità, ci insegna a non contrapporre, ma a collegare. C’è intelligenza non dove si separa, ma dove si collega. Distinguere è utile, ma dividere mai. Gesù è la vita eterna in mezzo a noi: lui raduna gli opposti e rende possibile la comunione”, ha concluso il Pontefice che nel suo saluto ai fedeli di lingua francese ha invitato a “costruire nelle nostre città ponti dove ancora ci sono muri, diventando strumenti di unità e di pace per far nascere la speranza nei cuori”.