Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Foto Vatican Media

Raffaele Iaria

Continua la pressione di papa Francesco per la pace. Oggi, in occasione della festa nazionale dell’Ucraina. “Con il cuore ferito dalla violenza che devasta la vostra terra, mi rivolgo a voi”, scrive il papa a Zelenskyj invocando Dio perché consoli quanti sono provati dalle conseguenze del conflitto, rafforzi “i feriti” e conceda “il riposo eterno ai defunti”. Il messaggio del Pontefice è stato pubblicato dal presidente ucraino in un post nel proprio account X. Il Papa implora, inoltre, “l’Onnipotente affinché muova i cuori delle persone di buona volontà” e “il clamore delle armi taccia” cedendo “il posto al dialogo” e aprendo “la strada della pace per il bene di tutti”. Zelenskyy, dando notizia del messaggio, si dice “sinceramente grato a Sua Santità per le sue parole profonde, la sua preghiera e la sua attenzione al popolo ucraino in mezzo a una guerra devastante”, aggiungendo che tutte le “speranze” e gli “sforzi” della nazione “sono rivolti al raggiungimento della pace tanto attesa”, “affinché prevalgano il bene, la verità e la giustizia” e manifesta il suo apprezzamento per “la leadership morale e il sostegno apostolico” del Papa.

Papa Leone XIV dopo l’Angelus oggi ha ricordato che venerdì scorso 22 agosto “abbiamo accompagnato con la nostra preghiera e il digiuno i fratelli e le sorelle che soffrono a causa delle guerre”. Oggi “ci uniamo ai nostri fratelli ucraini i quali con una iniziativa di preghiera chiedono che il Signore doni la pace al loro martoriato Paese”. Parole a cui da Rimini, dove partecipa al Meeting di Comunione e Liberazione, fa eco il card. Matteo Zuppi che da Leone è stato confermato come mediatore umanitario per la restituzione dei bambini ucraini rapiti dai russi e per lo scambio dei prigionieri. “Questo avvio di dialogo possa davvero portare i frutti che tutti quanti desiderano”, ha detto il porporato parlando dei tentativi diplomatici mossi a partire dal vertice di Ferragosto tra Donald Trump e Vladmir Putin in Alaska: “ovviamente è un cammino, è un itinerario ma per fortuna c’è comunque un cammino. Speriamo che tutti quanti facciano la loro parte e che si possa arrivare presto alla fine del conflitto, a celebrare tutti insieme il dono della pace”. “La parola da dedicare al popolo ucraino” è la speranza, ha detto ancora il card. Zuppi: “qualche volta di fronte a tanta sofferenza si perde la speranza e invece dobbiamo sempre guardare la speranza, che è proprio affrontare il male” auspicando che questo avvio di dialogo possa “portare, con la responsabilità di tutti, con il concorso di tutti, i frutti che tutti in realtà desiderano”.