Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

San Matteo (© Biblioteca Apostolica Vaticana)

Gesù vide seduto al banco delle imposte un uomo chiamato Matteo. Gli dice: «Seguimi!». E quello, alzatosi, si mise a seguirlo. (Mt 9,9).

Matteo era un pubblicano, un esattore delle tasse; era un uomo ricco che possedeva tutto ciò che era desiderabile. Di fronte alla chiamata di Gesù, che si avvicinò al banco delle imposte e gli disse: “Seguimi!”, egli, senza un attimo di esitazione, decide di lasciare tutto, di abbandonare tutte le sue certezze e di seguire un uomo che, apparentemente, non aveva nulla da offrirgli.

I Padri della Chiesa rilevano tre caratteristiche della santità di Matteo:

1. la pronta obbedienza; 2. la liberalità; 3. l’umiltà.

La pronta “risposta” di Matteo rappresenta, in ogni tempo, un esempio per tutti coloro che, pur desiderando seguire Gesù, trovano difficile abbandonare le loro certezze e rispondere, anche con un piccolo “si”, all’amore di Cristo.

Percorrendo il cammino spirituale che conduce alla Tomba di San Matteo, i pellegrini alimentano la propria fede attraverso gli insegnamenti del suo vangelo che, da sempre, sono per i cristiani luce e guida.

Le notizie storiche che si posseggono sull’Apostolo Matteo non sono molti. Il suo nome deriva da un’abbreviazione di Mattia o Matania, che vuol dire ” Dono di Dio”. Il Martirologio Romano pone al 21 settembre la sua nascita. E’ l’autore del Vangelo di Matteo, che venne scritto non in greco ma quasi sicuramente in aramaico. Il Vangelo di Matteo è scritto pensando ai cristiani di origine ebraica: nel testo si sottolinea che Gesù è il Messia che realizza le promesse dell’Antico Testamento.

Morì intorno al 69 d.C., ma è incerto il genere della sua morte. Lo gnostico Eraclone parla di morte naturale; molti invece, pur discordando sul genere di tormento, ritengono che Matteo abbia coronato col martirio il suo apostolato. A tal riguardo la più comune leggenda narra che fu ucciso mentre celebrava il s. Sacrificio.