Raffaele Iaria –
La Missione Cattolica Italiana (Mci) è il punto di riferimento spirituale degli italiani residenti in un territorio al di là dei confini nazionali. Si parla, quindi, di Missioni Cattoliche di Lingua italiana e ci si rifà alla Missione con cura d’anime (MCA), una struttura pastorale, equiparabile di fatto alla “parrocchia personale” che il vescovo diocesano può erigere per migranti di diversa lingua o nazione, soprattutto in quei luoghi dove essi non sono ancora stabilmente inseriti, su un territorio ben definito che però può corrispondere all’intera diocesi. In fondo era legata, in passato, ad una immigrazione provvisoria o in fase di assestamento. Essa può essere eretta in forma autonoma o annessa ad una parrocchia territoriale. Scrive l’Istruzione “Erga Migrantes Caritas Christi” (EMCC) del Pontificio Consiglio della Pastorale dei Migranti e degli Itineranti: “Tenendo sempre in considerazione che i migranti stessi debbono essere i primi protagonisti della pastorale, si potrebbero così contemplare soluzioni adatte sia nell’ambito della pastorale etnico-linguistica, sia di quella d’insieme. Per il primo ambito, anzitutto, vogliamo qui indicare alcune dinamiche e strutture pastorali, cominciando dalla Missio cum cura animarum, formula classica per comunità in via di formazione, applicata ai gruppi etnici nazionali o di un certo rito, non ancora stabilizzati. Anche in queste Cappellanie/Missioni però si dovranno accentuare, sempre più i rapporti interetnici e interculturali. La Parrocchia personale etnico‑linguistica o rituale è invece prevista là dove esista una collettività immigrata che avrà, anche in futuro, un ricambio e dove la collettività immigrata conserva una rilevante consistenza numerica. Essa offre i caratteristici servizi parrocchiali (annuncio della Parola, Catechesi, Liturgia, Diaconia) e farà riferimento soprattutto ai fedeli di recente immigrazione o stagionali o sottoposti a rotazione, e a coloro che, per varie ragioni, hanno difficoltà ad inserirsi nelle strutture territoriali esistenti”.
Il documento del dicastero vaticano, approvato da papa Giovanni Paolo II, contempla altre forme o modalità strutturali di assistenza pastorale ai migranti come una Parrocchia locale con missione etnico‑linguistica o rituale, che si identifica con una Parrocchia territoriale “la quale, grazie a uno o più Operatori pastorali, si prende cura di uno o più gruppi di fedeli stranieri”. Inoltre “vi può essere il Servizio pastorale etnico‑linguistico a livello zonale, concepito come azione pastorale in favore di immigrati relativamente integrati nella società locale. Sembra importante infatti conservare alcuni elementi di pastorale linguistica, o legata ad una nazionalità, o a un rito, impegno che assicuri servizi essenziali, legati a un certo tipo di cultura o pietà ma che curi, nello stesso tempo, l’apertura e l’interazione tra la comunità territoriale e i vari gruppi etnici”. La EMCC, quindi, non abolisce la MCA istituita da Pio XII nella Exsul Familia (EF) anche se non le è stato subito attribuito questo nome, che ha assunto nei documenti pontifici successivi a cominciare dalla “De pastorali migratorum cura” (DPMC). La EMCC propone altre forme che ritiene siano oggi preferibili alla MCA.
Le Missioni Cattoliche Italiane hanno avuto larga diffusione soprattutto in Europa nel secondo dopoguerra ( ma non esclusivamente: ce ne sono ad esempio, anche a Montréal in Canada): per gli emigrati italiani ne sono state erette più di trecento. Attualmente però il loro numero è in rapido declino, sia perché questa formula pastorale non sembra la più indicata per migranti già stabilizzati, sia per la scarsità degli operatori pastorali. Nei loro Convegni nazionali i missionari di emigrazione stanno appunto dibattendo quale sia il più adeguato futuro delle Missioni Cattoliche, sia nella loro forma giuridico-ecclesiale sia nelle modalità del lavoro pastorale.
Nel mondo, comunque, operano attualmente oltre 400 centri (parrocchie, missioni o altro) che forniscono una cura pastorale anche in lingua italiana con circa 500 sacerdoti di lingua italiana che assicurano il servizio religioso agli italiani. Prezioso è poi l’apporto di circa 200 suore e di diversi operatori laici. (Dizionario dell’Emigrazione Italiana, 2011)
Riferimenti bibliografici essenziali
- Pio XII, Costituzione Apostolica “Exsul Famiglia” (EF), 1 Agosto 1952
- Paolo VI, Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio “Pastoralis Migratorum Cura”, (PMC), 15 Agosto 1969
- Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Istruzione “Erga Migrantes Caritas Christi”,(EMCC), 3 Maggio 2004
