Raffaele Iaria –
Settant’anni fa, nel 1955, veniva firmato un accordo tra Italia e Germania che portò migliaia di nostri connazionali a lavorare in questo Paese. Una delle più significative esperienze migratorie al centro di un incontro sul tema “Frontiere in movimento. Storia, società e prospettive dell’emigrazione italiana in Germania a 70 anni dall’Accordo italo-tedesco” promosso Questo il tema di un convegno che si svolgerà a Francoforte il 18 ottobre su iniziativa delle Acli Germania, della Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane in Germania e del giornale “Corriere d’Italia”. Dopo quell’accordo furono migliaia i lavoratori e le lavoratrici italiani che varcarono le frontiere, diretti verso fabbriche, cantieri e miniere della Germania occidentale. Con loro portarono lingue, culture e aspirazioni che avrebbero trasformato non solo le proprie vite ma anche il tessuto sociale del Paese ospitante. Questa presenza non si limitò al contributo economico: nacquero reti associative, missioni cattoliche, patronati, circoli ricreativi e sindacati capaci di offrire sostegno, socialità e strumenti di rappresentanza. L’emigrazione italiana divenne così “un laboratorio di cittadinanza transnazionale, in cui il confronto con le istituzioni tedesche e italiane produsse nuovi diritti, pratiche di integrazione e spazi di partecipazione”. Oggi, a settant’anni di distanza, quell’esperienza – spiegano i promotori – rimane “parte integrante della memoria collettiva”. Le nuove generazioni “intrecciano radicamento locale e legami con l’Italia, mentre le recenti mobilità ripropongono temi cruciali: precarietà del lavoro, accesso ai servizi, parità di genere, rappresentanza politica”. Il convegno vuole intrecciare memoria e attualità, passato e futuro dell’emigrazione italiana in Germania, creando uno spazio di confronto tra studiosi, istituzioni, associazioni e nuove generazioni. Attualmente in Germania vivono oltre 700mila cittadini con passaporto italiano.
