Raffaele Iaria
Papa Leone XIV, nella sua prima Giornata Mondiale della Pace, questa mattina, ha voluto ritornare sul primo suo appello poco dopo la sua elezione sul soglio pontificio. L’appello ad una pace “disarmata e disarmante”. Una pace che ha lo sguardo di una madre: perché “il mondo non si salva affilando le spade”, ma accogliendo il “sì” totale di Maria, simbolo di un amore che non conosce riserve. Leone XIV ha richiamato l’esperienza di liberazione del popolo di Israele per ribadire che “ogni giorno può essere, per ciascuno di noi, l’inizio di una vita nuova, grazie all’amore generoso di Dio, alla sua misericordia e alla risposta della nostra libertà”. “È bello pensare in questo modo all’anno che inizia”, ha aggiunto, immaginandolo “come a un cammino aperto, da scoprire, in cui avventurarci, per grazia, liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono, fiduciosi nella vicinanza e nella bontà del Signore che sempre ci accompagna”. L’esortazione del Pontefice, all’inizio dell’anno civile, è quella di chiedere al Signore di farci percepire “il calore del suo abbraccio paterno e la luce del suo sguardo benedicente”, così da riconoscere chi siamo e verso quale destino procediamo. E, allo stesso tempo, “diamogli gloria, con la preghiera, con la santità della vita e facendoci gli uni per gli altri specchio della sua bontà”. “Il mondo – ha spiegato – non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura”. E poi l’invito ad avvicinarsi All’inizio del nuovo anno, e mentre si avvicina la conclusione del Giubileo della speranza, il Papa ha invitato i fedeli ad accostarsi al presepe come al luogo della pace “disarmata e disarmante”, spazio di benedizione in cui ricordare i prodigi compiuti da Dio nella storia e nella vita di ciascuno, per poi ripartire “glorificando e lodando Dio” come i pastori della grotta. E durante l’Angelus ha detto che “da sempre Dio, creatore buono, conosce il cuore di Maria e il nostro cuore. Facendosi uomo, Egli ci fa conoscere il suo: perciò il cuore di Gesù batte per ogni uomo e ogni donna. Per chi è pronto ad accoglierlo, come i pastori, e per chi non lo vuole, come Erode. Il suo cuore – ha quindi aggiunto – non è indifferente a chi non ha cuore per il prossimo: palpita per i giusti, affinché perseverino nella loro dedizione, e per gli ingiusti, affinché cambino vita e trovino pace”. E nella Giornata Mondiale della Pace l’invito è quello di pregare “tutti insieme per la pace: anzitutto tra le Nazioni insanguinate da conflitti e miseria, ma anche nelle nostre case, nelle famiglie ferite dalla violenza e dal dolore.
Certi che Cristo, nostra speranza, è il sole di giustizia che mai si spegne, chiediamo fiduciosi
l’intercessione di Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa.
La pace ha lo sguardo di una madre: perché “il mondo non si salva affilando le spade”, ma accogliendo il “sì” totale di Maria, simbolo di un amore che non conosce riserve. Nella sua prima omelia per la Giornata mondiale della pace, celebrata nella basilica di San Pietro all’alba del nuovo anno, Leone XIV ha richiamato l’esperienza di liberazione del popolo di Israele per ribadire che
“ogni giorno può essere, per ciascuno di noi, l’inizio di una vita nuova, grazie all’amore generoso di Dio, alla sua misericordia e alla risposta della nostra libertà”.
“È bello pensare in questo modo all’anno che inizia”, ha aggiunto, immaginandolo “come a un cammino aperto, da scoprire, in cui avventurarci, per grazia, liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono, fiduciosi nella vicinanza e nella bontà del Signore che sempre ci accompagna”. Il Papa ha collegato questa visione alla celebrazione della Divina Maternità di Maria, che con il suo “sì” ha dato “alla fonte di ogni misericordia e benevolenza un volto umano”, quello di Gesù, “attraverso i cui occhi di bambino, poi di giovane e di uomo, l’amore del Padre ci raggiunge e ci trasforma”. All’inizio dell’anno, ha esortato, occorre chiedere al Signore di farci percepire “il calore del suo abbraccio paterno e la luce del suo sguardo benedicente”, così da riconoscere chi siamo e verso quale destino procediamo. E, allo stesso tempo, “diamogli gloria, con la preghiera, con la santità della vita e facendoci gli uni per gli altri specchio della sua bontà”.
“Il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura”.
È il cuore del monito del Pontefice, che citando Sant’Agostino ha richiamato “uno dei tratti fondamentali del volto di Dio: quello della totale gratuità del suo amore”, un amore che si manifesta “disarmato e disarmante”, fragile come “un neonato nella culla”. Leone XIV ha ricordato che questo è il volto che Maria ha custodito e fatto crescere nel suo grembo, lasciandosi trasformare: un volto annunciato “attraverso la luce gioiosa e fragile dei suoi occhi di mamma in attesa”, contemplato negli anni dell’infanzia e della giovinezza di Gesù, e poi seguito “col suo cuore di discepola umile” fino alla croce e alla risurrezione. Per farlo, anche lei ha deposto ogni difesa, rinunciando a pretese e garanzie, “come sanno fare le mamme”, consacrando la sua vita al Figlio ricevuto per grazia, perché potesse essere donato al mondo.
All’inizio del nuovo anno, e mentre si avvicina la conclusione del Giubileo della speranza, il Papa ha invitato i fedeli ad accostarsi al presepe come al luogo della pace “disarmata e disarmante”, spazio di benedizione in cui ricordare i prodigi compiuti da Dio nella storia e nella vita di ciascuno, per poi ripartire “glorificando e lodando Dio” come i pastori della grotta. Questo, ha auspicato, sia l’impegno dei mesi che verranno e dell’intera vita cristiana. Perché “nella maternità divina di Maria vediamo l’incontro di due immense realtà ‘disarmate’: quella di Dio che rinuncia a ogni privilegio della sua divinità per nascere secondo la carne e quella della persona che con fiducia ne abbraccia totalmente il volere”, offrendo in un atto d’amore la sua libertà.
In chiusura, Leone XIV ha richiamato le parole di San Giovanni Paolo II al termine del Giubileo del 2000: “Quanti doni, quante occasioni straordinarie ha offerto ai credenti il Grande Giubileo! Nell’esperienza del perdono ricevuto e donato, nel ricordo dei martiri, nell’ascolto del grido dei poveri del mondo anche noi abbiamo scorto la presenza salvifica di Dio nella storia. Abbiamo come toccato con mano il suo amore che rinnova la faccia della terra”. E, come allora, il Papa ha ricordato l’invito di Cristo ai credenti: essere pronti a ripartire “per annunciare il suo Vangelo antico e sempre nuovo”, contribuendo a vivificare la storia e le culture con il suo messaggio di salvezza.
Per il Papa “mentre il ritmo dei mesi si ripete”, il Signore “ci invita a rinnovare il nostro tempo, inaugurando finalmente un’epoca di pace e amicizia tra tutti i popoli. Senza questo desiderio di bene, non avrebbe senso girare le pagine del calendario e riempire le nostre agende”.
Il papa ha quindi salutato “con affetto” tutti coloro che si sono radunati in piazza San Pietro inviando “tanti auguri di pace e di ogni bene!”. Ha salutato il presidente della Repubblica Italiana che ieri sera gli aveva iviato i saluti durante il messaggio di fine anno, i partecipanti alla veglia per la pace organizzata dalla Conferenza Episcopale Italiana a Catania ieri sera e alla comunità di Sant’Egidio presente oggi in piazza con cartelli con tutti i nomi dei Paesi ancora in guerra. “Nel mio messaggio” per la Giornata Mondiale della Pace “ho voluto riprendere l’augurio che il Signore mi ha suggerito chiamandomi a questo servizio: la pace sia con tutti voi!
Una pace disarmata e disarmante, che proviene da Dio, dono del suo amore incondizionato, affidato alla nostra responsabilità”, ha concluso il Papa.
