Raffaele Iaria –
Mandatoriccio, piccolo centro della provincia di Cosenza a 600 metri s.l.m., occupa, la posizione Nord-Ovest del territorio della Calabria.
Le prime notizie su questo comune risalgono, secondo gli storici Leoni e Zupi, al 1535, data in cui nacque il primo nucleo urbano ad opera di Francesco Mandatoriccio, fiorentino, immigrato per cause politiche.
Secondo Gustavo Valente il paese risale invece al secolo XVII ad opera di Teodoro Mandatoriccio.
Il centro così sorto venne dotato di un castello fortificato ad opera dello stesso fondatore.
E’ certo che, originariamente, il paese dipendeva dal Principato di Pietrapaola, come dimostra una carta del 1714 ritrovata presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.
Mons. Luigi Renzo scrive che la prima notizia sul Casale di Mandatoriccio si trova nella Visita Pastorale del 1634 dell’Arcivescovo Spinelli, il quale, dopo aver lasciato Pietrapaola, si portò “ad Casale noviter erectum nuncupatum Mandatorizzum” accolto con grande letizia e applausi.
Nel periodo feudale la famiglia Mandatoriccio comincia ad incrementare l’aspetto economico caratterizzato dal commercio dei tessuti, di oli e di altri prodotti che vi erano nella Terra di Rossano.
Nel 1593 Giovan Michele Mandatoriccio acquista il feudo di Crosia e nel 1598 quello di Calopezzati diventandone Barone.
Con la sua morte i feudi passano al di lui figlio Teodoro che compra anche il feudo di Pietrapaola.
Successivamente il paese passa a Giuseppe Sambiase, che aveva sposato la sorella di Francesco Mandatoriccio, Vittoria: successione che non avvenne tranquillamente perché Francesco Mandatoriccio – nel testamento prima della morte – aveva nominato unico erede il nipote Mario Toscano con la condizione però che aggiungesse al suo anche il cognome Mandatoriccio. Cosa questa che non avvenne per cui Vittoria impugnò il testamento ottenendo il riconoscimento del diritto di successione come sorella.
I Sambiase vantarono a Mandatoriccio diversi diritti feudali. Il nuovo centro si sviluppò al punto che spinse Mons. Carafa a nominarvi, nel 1659, un sacerdote residente che si prendesse cura della popolazione. Primo sacerdote fu Don Domenico Verrino.
Come in ogni piccolo paese la vita sociale si svolgeva all’interno della piazza, attorno alla quale sorge la Chiesa Parrocchiale di San Pietro e Paolo, il Castello (1400) e la casa dell’Arciprete.
Esisteva anche la Confraternita della Madonna dei Sette Dolori, sorta, come scrive Mons. Luigi Renzo in Archidiocesi di Rossano – Cariati, nell’omonima chiesa e che ha ricevuto il Regio Assenso nel 1857.
Nei primi del 1700 l’edilizia era molto povera. Possiamo dire che si basava sull’essenziale. Le case infatti erano costituite da 2 vani, uno superiore e uno inferiore. In quello superiore abitavano le persone e quello inferiore era adibito a stalla.
Il lavoro predominante era rappresentato dall’agricoltura e dalla pastorizia. Lavori però che non producevano grosse risorse.
Ricco, invece, era ed è di tradizioni. Ne ricordiamo qui di seguito solo alcune.
La notte del Venerdì Santo le donne si recavano in chiesa cantando, giravano tre volte attorno ad essa e riandavano via cantando.
Il 13 dicembre, festa di Santa Lucia, si faceva e si fa ancora oggi la “coccia”, una minestra di grano bollito.
L’ora era calcolata dal movimento del sole: volgevano la mano verso di esso, lasciando diritto il solo dito medio che proiettava la sua ombra sul palmo della mano sulla quale leggevano l’ora, quasi esatta.
Le ore notturne venivano stabilite dalla posizione delle stelle e dal canto del gallo. Grande importanza avevano le fasi lunari le quali davano inizio soprattutto a situazioni legate all’annata agraria. La luna da sempre è stata considerata per i contadini a seconda delle sue fasi una chiave di lettura. Per fare un esempio la fase calante, dopo il plenilunio, era considerata buona per la raccolta.
Nel 1848 a causa della guerra contro l’Austria le truppe inviate contro i briganti furono in gran parte ritirate, e ciò portò alla formazione a Mandatoriccio del brigantaggio. Ma è proprio in questo periodo che cominciava a nascere l’intellettualità e l’idealismo.
Dopo la II guerra mondiale si avvertono i primi cambiamenti da un punto di vista economico-sociale e culturale.
Un fenomeno tipico del nostro Sud in questo periodo è l’emigrazione transoceanica verso le Americhe, la quale darà vita al matrimonio per procura: il fidanzato partito precedentemente faceva “l’atto di richiamo”. La fidanzata si sposava al Municipio con una persona di fiducia del marito che prestava il suo nome.
Accanto alla partenza dell’emigrante comunque c’era un vero e proprio rito: gruppi di ragazzi che seguivano l’avvenimento, gli enormi bauli che venivano caricati, i saluti, le raccomandazioni di parenti ed amici.
Il porto di Napoli era il protagonista di queste lunghissime assenze. I più fortunati rividero il paesello solo dopo decine di anni.
Da questo fenomeno “nacquero” le “vedove bianche”, cioè le mogli lasciate incinte che non ebbero nessun tipo di aiuto.
Un altro aspetto tipico di questo periodo sono la nascita delle cooperative, il cui scopo era quello di ripristinare le terre abbandonate. Ma le cooperative non ebbero molto successo soprattutto perché i proprietari dei terreni disertavano le convocazioni della commissione provinciale e facevano nel frattempo arare le terre.
Gli anni ‘60 sono gli anni della grande nascita economica-sociale.
La scuola comincia a produrre i suoi frutti; molti sono i diplomati, cominciano ad esserci le prime donne laureate. Si verificano le prime trasformazioni a livello sociale, culturale , economico ed urbanistico, tipico di ogni paese che si avvia verso il progresso.
Concludiamo dicendo che la nuova civiltà non ha soppresso la vecchia cultura ma messo da parte una società servile e restrittiva che ne impediva la crescita, e si sta incamminando verso il progresso. (Calabria Letteraria, 1997, n.10-12 (ott.-dic.)
