Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Raffaele Iaria –

Si racconta che Filottete, nobile troiano, sfuggito alla distruzione della sua città, approdasse ad una spiaggia della costa orientale della Calabria, risalendo successivamente il corso di un torrente che chiamò, sicuramente in ricordo della sua patria perduta, Hylias.

Lungo quel torrente, Filottete fondò una città, Kalasarna, che si potrebbe identificare con l’attuale Scala Coeli (CS).

 Infatti, ‘Enciclopedia Espasa”, nella sua edizione del 1933, scrive, alla voce Kalasarna, “ciudad du Brutium, junto al rio Grunizo. Actualmente Scala”, anche se non si è mai riusciti a locare esattamente il fiume Grunizo. La storiografia moderna, vorrebbe identificarla con l’attuale Campana, sito vicino Scala Coeli.

Ma è il torrente Hylios che è destinato ad entrare nella storia. E’ presso il suo corso, che si svolge la battaglia decisiva fra i due gioielli della Magna Grecia, Sibari e Crotone. Sibari, la città di tutti i vizi e di ogni sregolatezza, prosperava coi commerci al pari di Crotone l’austera polis governata da Pitagora, che da lì gettò le basi della moderna matematica e di tutto il pensiero occidentale.

Come sempre l’interesse fu alla base dello scontro fra le due città-stato, e non, come la storia, sempre misericordiosa per i peccati veniali degli uomini, per le differenze etiche, che pure esistevano, fra le due città.

La storia vuole che per settanta giorni e settanta notti i due eserciti si confrontassero lungo il corso del torrente Hylios. Alla fine, l’esercito crotonese, guidato dall’atleta Milone alla testa di 100.000 uomini, trionfò sul nemico. Sono cifre e dati da prendere, ovviamente, con le molle.

L’approntamento di una campagna militare, pone problemi logistici immensi, ed è veramente dubbio che all’epoca (siamo nel VI Secolo avanti Cristo) un esercito fosse in grado di garantire la sopravvivenza di una simile massa di combattenti, pur considerato che le necessità dei soldati di allora erano infinitamente inferiori a quelle odierne. Oltre tutto, giocando praticamente in casa, i crotonesi non potevano certo permettersi di campare di saccheggio a danno delle popolazioni civili, usanza piuttosto diffusa fra gli eserciti dell’epoca (e non solo di  quell’epoca). E’ quindi probabile che le forze schierate fossero sensibilmente inferiori a quelle ricordate dalla storia (ma sarebbe forse il caso di chiamarla leggenda).

Difficilmente più di 10-15.000 uomini per parte: comunque sia un grosso esercito ed un notevole sforzo per le economie delle due città. In quel periodo non esistevano eserciti fissi, ma milizie su base cittadina che venivano attivate in caso di necessità, milizie i cui componenti dovevano abbandonare ogni attività, dalla coltivazione dei campi alla conduzione delle botteghe artigiane al commercio.

E la guerra causò, infatti, il collasso sociale ed economico anche della pur vittoriosa Crotone, che decadde rapidamente, perdendo influenza ed importanza nell’area.

La contemporanea ascesa della potenza di Roma e la conseguente cessazione dei traffici con l’Etruria, regione verso la quale gran parte del commercio terrestre di Crotone si svolgeva, diedero il colpo di grazia alla ricca polis.

Rimase il torrente, presso il quale i due eserciti si erano affrontati nella decisiva battaglia, che la storia (o la leggenda?) vuole vinta da Milone ricorrendo ad un artificio per scombinare la poderosa cavalleria sibarita, punto di forza dell’esercito nemico. L’atleta, capo dell’esercito crotonese più per motivi carismatici che militari, avrebbe fatto suonare dai pifferai la musica con la quale i cavalli giostrano nei tornei.       

Numerose tombe rinvenute nella zona ci ricordano che, comunque, la battaglia ci fu e fu cruenta. In seguito a ciò, pare che il torrente Hylios abbia mutato nome in Nicà, che significa, a seconda che si faccia riferimento all’origine greca o latina del nome, fiume della vittoria (in greco nike) o fiume della morte (flumen naecis).

Una leggenda racconta che, ancora oggi, nei giorni di piena scorra il sangue dei sibariti che tinge di rosso il corso del Nicà fino alla sua foce.