Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

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Raffaele Iaria –

La giornata del 2 luglio 2026 segna una nuova frattura nella storia della Chiesa cattolica. A Écône, in Svizzera, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha proceduto, ieri, alla consacrazione episcopale di quattro nuovi vescovi senza il mandato pontificio, ignorando l’appello diretto di papa Leone XIV e riaprendo una ferita che risale al 1988. Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha reagito con un decreto immediato, dichiarando che “il Vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 §1 CIC 2021”.

La scomunica latae sententiae colpisce non solo de Galarreta, ma anche i quattro nuovi vescovi – Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier – e il co‑consacrante Bernard Fellay, già protagonista dello strappo del 1988. Il decreto precisa, inoltre, che “i ministri sacri appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scismatici”, mentre per i laici “sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità”.

La cerimonia, durata oltre cinque ore, si è svolta davanti a circa ventimila fedeli, tra paramenti antichi, guanti rossi, bende sulla fronte e un rito che richiama integralmente la liturgia preconciliare. Il superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, ha pronunciato parole che hanno confermato la distanza dottrinale da Roma: “Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa”, ha detto nell’omelia, aggiungendo che “il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli”.

La Santa Sede ha reagito con fermezza ma anche con dolore. Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha dichiarato: “Prima di tutto voglio esprimere grande dolore, perché un atto del genere ferisce profondamente l’unità della Chiesa”. Il Papa, nella lettera inviata alla vigilia della cerimonia, aveva implorato la Fraternità di non “lacerare la tunica inconsutile di Cristo”, ma il suo appello è rimasto inascoltato.

La Nota esplicativa del Dicastero per la Dottrina della Fede esorta “tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i Vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa (cfr. Lumen Gentium, 22; can. 751 CIC), e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X”.

La cerimonia di Écône ha attirato anche esponenti dell’estrema destra europea: una presenza che conferma la saldatura, già segnalata da diversi analisti, tra tradizionalismo radicale e movimenti politici sovranisti.

Per papa Leone XIV, che ha impostato il suo pontificato sulla ricucitura delle fratture ecclesiali, lo scisma rappresenta una sfida complessa. Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha ribadito che la Chiesa “accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione”, ma la distanza dottrinale appare oggi più profonda che nel 1988. Come ha osservato lo storico Roberto Regoli, “Roma ha compiuto molti passi verso la Fraternità San Pio X, ma da parte dei lefebvriani non è accaduto altrettanto. Le distanze non si sono ridotte: si sono ampliate”.

Lo scisma del 2026 non è dunque una semplice replica di quello del 1988: è il suo secondo atto, più radicale, più consapevole, più strutturato con un rifiuto  non solo dell’autorità del Papa, ma l’intero impianto dottrinale del Concilio Vaticano II.