Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Foto di Fabrizio Fenucci. Dal sito https://www.francescoguccini.it

Raffaele Iaria –

Oggi ci ha lasciato un grande cantautore: Francesco Guccini. Un cantautore che non è stato soltanto un cantautore. E’ stato un seminatore di idee. Ogni sua canzone, ogni suo verso, ogni suo racconto ha lasciato cadere nel terreno della cultura italiana un seme capace di germogliare nel tempo, trasformandosi in memoria collettiva, coscienza civile, ironia, malinconia, resistenza.

La sua morte, oggi, chiude una stagione lunga più di mezzo secolo, ma non chiude la sua voce: quella continuerà a camminare, come hanno fatto i suoi personaggi, tra osterie, treni, montagne, periferie, libri, dialetti..

Guccini ha lavorato sulla lingua come un artigiano antico: limando, scegliendo, scartando, tornando indietro. Ha mescolato l’italiano con il modenese, il francese, lo spagnolo, il latino, non per vezzo ma per necessità narrativa. La parola era il suo strumento di verità, e la verità non gli interessava come concetto astratto: gli interessava come esperienza. Per questo i suoi testi non sono mai stati slogan, ma racconti.

Nelle sue canzoni la vita non è mai ferma. È un treno che parte, una strada che si apre, un ricordo che ritorna, un amore che cambia forma. Guccini ha cantato la vita senza addomesticarla: l’ha mostrata nella sua bellezza e nella sua fatica, nella sua ironia e nella sua crudeltà, nella sua capacità di sorprendere e di ferire, così com’era e l’ha raccontata a tanti che hanno fatto parte del suo “club”.

Guccini ha dato voce ai perdenti, ai fragili, agli ostinati, agli ultimi, agli uomini e alle donne che non finiscono sui giornali ma che tengono in piedi il mondo. Ha cantato la vita quella vita che, per lui, significava pensiero e cantarla voleva dire seminare pensiero. Non ha mai cercato di convincere: ha cercato di far riflettere. Le sue canzoni sono piene di domande, di dubbi, di contraddizioni. Guccini non ha mai offerto risposte facili, e forse è per questo che è diventato un punto di riferimento: perché ha trattato il pubblico come adulti, non come consumatori. Ha chiesto di ascoltare, non di applaudire. Ha chiesto di pensare, non di seguire.

La sua eredità è vasta: musicale, letteraria, civile. Ha insegnato che la cultura popolare può essere profonda, che la canzone può essere letteratura, che la memoria è un dovere, che la libertà è un esercizio quotidiano. Ha insegnato che si può essere ironici senza essere superficiali, malinconici senza essere tristi, politici senza essere ideologici.

Francesco Guccini se ne va oggi, ma ciò che ha seminato continuerà a crescere. Nei libri, nelle piazze, nelle chitarre dei ragazzi, nelle voci di chi lo ha amato e di chi lo scoprirà domani. Il pensiero non muore…