Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Raffaele Iaria –

Padre Pio nasce a Pietrelcina in una piccola stanza, in Vico Storto Valle, il 25 maggio 1887,  in un mese dedicato alla Madonna, il mese dei rosai fioriti che inebriano l’aria con il loro profumo e che Padre Pio ha accumulato nel suo animo sin dalla nascita, per farne poi dono ai suoi prediletti come segno di presenza. Il profumo dei fiori, infatti, è stato sempre avvertito dai devoti prima di ogni avvenimento celestiale.

Quel giorno Maria Giuseppa De Nunzio si era recata, come tutte le mattine, al lavoro  nella masseria di Piana Romana (a pochi chilometri dal paese) dove i Forgione avevano un appezzamento di terreno. Li vi era un cascinale dove la famiglia di Francesco trascorreva i mesi dedicati ai lavori dei campi. Era un luogo semplice, ma ricco di vita: tre o quattro nuclei familiari abitavano fianco a fianco, condividendo spazi, fatiche e serenità. Qui si respirava una vera atmosfera patriarcale, fatta di rispetto reciproco e di una naturale armonia tra generazioni. Mai una disputa tra i capi‑famiglia, mai un tono sopra le righe. I bambini correvano insieme nel cortile, liberi e spensierati, uniti come fratelli e sorelle. La loro era un’infanzia limpida, senza ombre, custodita da una quotidianità semplice e buona.

Maria Giuseppe nelle prime ore del pomeriggio sentì delle fitte che man mano si intensificavano. Disse al marito che non si sentiva molto bene e si avviò verso casa distante circa tre chilometri.

Così in pieno pomeriggio si incammina da sola, verso casa che dista circa tre chilometri,  accompagnata dall’occhio vigile del marito Grazio che non le staccava lo sguardo di dosso fino alla strettoia che immette alla “terrazza di Giandonato”, oggi  contrassegnata dalla decima stazione della Via Crucis che si snoda lungo la via del Rosario.

Per Giuseppa questa era la quarta gravidanza: consapevole che l’ora del parto era arrivata, non si fermò per strada, ma agile come una gazzella scendeva giù per la selce sconnessa, dritta e furtiva, quasi doveva rubare la strada che la separava dal paese. Il nascituro nel grembo, contava i passi della mamma che ormai conosceva bene, per quante volte aveva percorso quella strada, antica e aspra, che termina al ponte dei Quadrielli e immette sulla strada più agevole che porta all’uscio di casa.

Solo quando si sentiva al sicuro e il sole cominciava a volgere verso il declino, erano più o meno le ore 17, il piccolo decise di dare una forte spinta per uscire, sapendo che ad accoglierlo c’erano le grandi mani di donna Grazia Formichella, la vammana, cioè la levatrice dal cuore d’oro.

Il neonato era maschio, forte e bello.

“Vi comunico che il bimbo è venuto alla luce ravvolto in un velo bianco e questo è buon segno. Sicuramente sarà grande e fortunato” disse la Formichella. E Mamma Peppa  rispose “Come Dio vuole”. Qualche ora dopo arrivò anche Grazio, che aveva appreso la lieta notizia mentre entrava in paese.

Nella stanza dove venne alla luce il futuro santo si accede attraverso tre gradini: a destra vi era un tavolino, al centro un letto a due piazze, “di qua – un lavamani – come racconta un visitatore del 1924 – molto usato ed un antico cassone, di là un tavolo quadro coperto da un tappeto stinto…A sinistra dell’ingresso un altro cassone che, con due seggiole, completa l’ammobiliamento della camera, dall’impiantito a mattoni e dal soffitto a graticciata. Nella parete, a capo del letto, quattro litografie di Madonne e due Crocifissi”.

La casa  di Grazio e Maria Giuseppa non era un’unica abitazione: era divisa infatti in piccole stanze non comunicanti tra loro. E’ errato, infatti, parlare della Casa di Padre Pio e delle “case” di Padre Pio. Ma sarebbe giusto e corretto parlare delle “stanze” di Padre Pio. Per passare da una stanza all’altra bisognava uscire in strada. Al n. 32 vi era la stanza da letto, pochi metri più in là la cucina e più giù all’inizio della via un’altra stanza, costruita sulla “Morgia” e chiamata, per questo, la “torretta”, che ebbe una grande importanza durante la permanenza di fra Pio a Pietrelcina.

Al bambino  fu dato il nome di Francesco. Un nome “strano” per la famiglia dei Forgione. Nessuno si chiamava infatti così. Qualcuno dice che gli fu imposto questo nome in memoria di uno zio del padre che  morendo aveva lasciato al nipote la casa. Altri invece sostengono che il nome gli fu dato in onore di San Francesco d’Assisi e di San Francesco di Paola, un santo, quest’ultimo, taumaturgo e straordinario che in nome  di Gesù, sopportò tanti sacrifici  e affrontò tanti pericoli, ricordato e venerato in queste terre del Sannio e oggi patrono della Calabria.

Francesco fu battezzato il giorno seguente alla nascita, di mattina presto (alcuni minuti dopo le sei) con il levarsi del sole, nella piccola chiesa di Sant’Anna, che allora era intitolata a Santa Maria degli Angeli, molto vicina all’abitazione dei Forgione.

A fare da madrina la levatrice Grazia Formichella (il padrino fu un tale Antonio, amico di Grazio) mentre il rito è celebrato dal curato economo don Nicolantonio Orlando. Alla cerimonia non partecipò, invece, Mamma Peppa perché a quei tempi la donna che aveva appena partorito era considerata “impura” e non poteva, quindi, accedere nel luogo sacro.

Mamma Peppa aspettava a casa: verso le 6,30 torna Grazio che gli consegna il piccolo. “Ecco Francesco – gli dice – ormai cristiano. Lo affido alle tue cure”.

Qualche ora dopo Papà Grazio si reca in Municipio per far iscrivere il figlio negli atti anagrafici. Si presentò quindi davanti a Gaetano Sagliocca, “Assessore Anziano facente le funzioni da Sindaco” e dichiarò la nascita del figlio alle ore cinque del pomeriggio del giorno precedente.

L’atto è firmato da Pennisi Luciano di Giuseppe, di anni trentanove, usciere del comune e calzolaio, e Orlando Antonio fu Michele, di anni quarantadue, possidente, in qualità di testimoni “avendo il dichiarante asserito di essere analfabeta”.

Pietrelcina, ricorda ogni anno questi giorni importanti per questo centro e per la storia del Santo.  Domani e il 26 maggio infatti, un ricco programma prevede momenti liturgici, processioni e iniziative comunitarie organizzate dal Convento dei Frati Minori Cappuccini. Le celebrazioni sono state precedute dalla Novena di preparazione iniziata il 16 maggio nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e santuario diocesano dedicato a Padre Pio, con Rosario alle 5.30 e Messa alle 6, e dal Triduo (22–24 maggio) nella chiesa della Sacra Famiglia dei Frati Minori Cappuccini con Rosario alle 16.30 e celebrazione eucaristica alle 17. Il momento più atteso sarà domani, lunedì 25 maggio, giorno dell’anniversario della nascita di San Pio con celebrazioni che inizieranno nella Chiesa della Sacra Famiglia dove alle 11.30 è prevista una liturgia eucaristica presieduta da padre Guglielmo Alimonti, coordinatore dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio per l’Abruzzo e Molise e discepolo del santo. Alle 17 la solenne concelebrazione eucaristica sarà presieduta dal card. Luis Antonio Tagle, prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione animata dal coro “Madonnella Nostra”. A seguire, la tradizionale processione per le vie del paese con la statua di Padre Pio. La giornata sarà accompagnata dalla Banda Musicale “Città di Pietrelcina”. Le celebrazioni proseguiranno martedì 26 maggio, anniversario del battesimo di San Pio, con la partenza dalla Chiesa Madre alle 5.30 per la recita del Rosario e la Santa Messa alle 6.00 nella chiesa di Sant’Anna. Nel pomeriggio, nella Chiesa della Sacra Famiglia, solenne celebrazione eucaristica presieduta da p. Francesco Dileo, ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini della Provincia religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio.