Raffaele Iaria –
È un’Italia attraversata da una “permacrisi”, in cui guerre, inflazione, tensioni globali e trasformazioni tecnologiche alimentano un clima di instabilità permanente quella che emerge dal Rapporto sulla povertà in Italia della Caritas. Una povertà che tende a consolidarsi, trasformandosi da fenomeno episodico a condizione di “strutturale normalità”. Secondo l’Istat, quasi un residente su dieci vive in povertà assoluta, pari a 5,7 milioni di persone. Il rischio di povertà o esclusione sociale scende leggermente (dal 23,1% al 22,6%), ma cresce la “grave deprivazione materiale e sociale”, salita dal 4,6% al 5,2%. A pesare è soprattutto l’erosione del potere d’acquisto: tra 2019 e 2024 le retribuzioni reali italiane sono calate dell’8%, peggior dato OCSE.
Nel 2025 la rete Caritas ha seguito 282.539 persone, il valore più alto mai registrato, con un incremento del +1,7% rispetto al 2024. I servizi informatizzati sono 3.520, presenti nel 94,5% delle diocesi. In dieci anni gli assistiti sono cresciuti del 48%, con un aumento particolarmente marcato nel Nord (+61,8%). Il carico medio per centro è di circa 80 persone, ma con forti differenze territoriali: quasi 100 al Nord, 72,8 nel Mezzogiorno, 65,5 al Centro. Alcune regioni mostrano valori molto elevati, come la Calabria (116,9), la Sardegna (108,7) e la Campania (95).
La povertà intercettata è sempre più persistente: oltre un assistito su quattro (28,1%) è seguito da almeno cinque anni. Le famiglie con figli rappresentano il 52% dei nuclei sostenuti. L’età media sale a 48 anni, con una forte crescita degli anziani: gli over 65 sono 15,4%, quasi raddoppiati in dieci anni.
Sul fronte lavorativo emerge con forza il fenomeno del lavoro povero: 47,3% degli assistiti è disoccupato, ma il 24% è occupato con redditi insufficienti. L’ISEE medio è di 4.974 euro, e oltre il 65% dei nuclei si colloca sotto i 6.000 euro annui. La povertà è multidimensionale: 55,6% cumula almeno due ambiti di bisogno, 30,6% tre o più.
La vulnerabilità abitativa coinvolge il 34,9% delle persone seguite: il 23,1% vive in grave esclusione abitativa, l’11,8% fatica a sostenere i costi della casa. Le difficoltà sono molto più diffuse rispetto alla popolazione generale, dove la grave deprivazione abitativa riguarda il 6,6%.
Sul piano sanitario, il 16,1% degli assistiti presenta fragilità legate a malattie croniche, disabilità o salute mentale. Le persone con problemi sanitari accumulano più bisogni: 59,7% sperimenta tre o più ambiti di difficoltà, contro il 21,1% di chi non ha fragilità sanitarie.
Infine, cresce la povertà relazionale: 32,9% degli assistiti vive da solo, contro il 19,9% della popolazione generale. Le persone sole sono più anziane, più spesso separate o vedove, meno occupate e più esposte a povertà multiple: il 59,9% presenta cumuli di bisogni, più del doppio rispetto ai nuclei familiari.
Nel quadro articolato che emerge dal Report la mole di interventi messi in campo dalla rete Caritas restituisce la misura della pressione sociale che attraversa il Paese. Durante la presentazione mons. Benoni Ambarus, arcivescovo di Matera‑Irsina e vescovo di Tricarico, neo presidente di Caritas Italiana ricorda che questi numeri “nascono dall’ascolto quotidiano e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone” mentre
il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, sottolinea la funzione pubblica del Report, che non è solo un documento tecnico ma uno strumento di orientamento per il Paese. “Di fronte a povertà sempre più croniche, solitudini crescenti, lavoro povero e difficoltà abitative, occorre costruire percorsi, alleanze e responsabilità condivise”, ha detto. Una chiamata a una corresponsabilità larga, che coinvolge istituzioni, territori, comunità e cittadini.
