Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Foto Vatican Media

Raffaele Iaria –

Nella solennità dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, papa Leone XIV questa mattina ha richiamato con forza il valore dell’unità ecclesiale, mentre la Chiesa guarda con crescente preoccupazione alle imminenti ordinazioni episcopali della Fraternità sacerdotale San Pio X, annunciate per il 1° luglio senza mandato pontificio. Un gesto che potrebbe aprire la strada a uno scisma, proprio nel pontificato che ha fatto dell’unità il suo asse portante.

All’Angelus, il Papa ha ricordato come la diversità tra i due apostoli, Pietro e Paolo,  sia stata un dono e non un ostacolo: “Forse Pietro e Paolo non avrebbero potuto essere più diversi l’uno dall’altro e il loro unico Signore non li ha uniformati”, ha detto, sottolineando che “nel collegio degli apostoli, Pietro e Paolo non furono però avversari”, ma segno di una comunione capace di comporre differenze. Da qui l’invito a custodire la cattolicità come spazio di incontro e riconciliazione.

La giornata è stata segnata anche da gesti simbolici: al termine della messa, Leone XIV e il metropolita di Calcedonia, Emmanuel Adamakis, delegato del Patriarcato di Costantinopoli, si sono raccolti insieme davanti alla tomba di Pietro. Il Papa ha poi baciato il piede della statua dell’apostolo, prima di lasciare la basilica e affacciarsi per l’Angelus.

Durante la celebrazione, Leone ha imposto il pallio a 35 nuovi arcivescovi metropoliti, richiamando il compito di ciascun pastore: “La comunione nella Chiesa non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni”, ha affermato, spiegando che il pallio richiama la responsabilità di portare sulle spalle il popolo affidato. “Per noi è importante, oggi, guardare a questi due santi per capire come essere a nostra volta apostoli e costruttori di unità”, ha aggiunto, salutando la delegazione del Patriarcato ecumenico.

Nell’omelia, papa Prevost  ha dedicato un passaggio alla figura di Pietro, interpretando il simbolo delle chiavi come segno di una guida che apre e accompagna: “Una chiave infatti non abbatte le porte, ma le apre e le chiude perché i blocchi si sciolgano”. E ha ricordato che il compito del successore di Pietro è ascoltare, discernere, correggere, sostenere: “affinché cooperino alla salvezza gli uni degli altri”. Paolo, l’altro grande apostolo, è stato evocato attraverso i suoi simboli — libro e spada — e la forza della Parola: “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio”.

Mentre in Vaticano si celebra la comunione, a Econe, in Svizzera, tutto è pronto per le ordinazioni dei quattro nuovi vescovi lefebvriani, come accennavamo. Un gesto che ripropone la ferita aperta nel 1988, quando san Giovanni Paolo II scomunicò mons. Lefebvre e i vescovi da lui ordinati.

Negli ultimi giorni, Leone aveva espresso dolore per le divisioni e la volontà di rivolgere un ultimo appello alla Fraternità, pur ribadendo che la Chiesa “deve andare avanti”. I lefebvriani, dal canto loro, avevano inviato una lettera aperta al Papa e ai cardinali, dichiarando una “professione integrale di fede cattolica”, senza però sciogliere il nodo decisivo: l’accettazione del Concilio Vaticano II, punto irrinunciabile per la piena comunione.

Oggi, nella festa dei Patroni di Roma, Leone ha rilanciato un messaggio chiaro: “Preghiamo i santi Pietro e Paolo… perché ci sostengano nel cammino della comunione”. Un appello che risuona mentre la Chiesa si prepara a fronteggiare una nuova frattura.