Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Foto Vatican Media

Raffaele Iaria – Alle 17,43 l’Extra Omnes da parte del Cerimoniere pontificio, mons. Diego Ravelli e dopo 3 ore e 17 minuti il comignolo posto sulla Cappella Sistina si accende. La fumata è subito nera. Sono le 21. Ad attendere l’esito di questa prima votazione oltre 45mila persone che hanno riempito piazza San Pietro. Rispetto al conclave del 2013, che ha eletto papa Francesco iniziato dopo la rinuncia al ministero Petrino di papa Benedetto XVI, era  iniziato una decina di minuti prima e la fumata era arrivata un’ora e venti dopo e cioè alle 19.41.

Domani mattina i 133 cardinali elettori lasceranno Casa Santa Marta per recarsi nella Cappella Sistina per il secondo giorno di Conclave che dovrà eleggere il 267 pontefice della Chiesa cattolica che nel mondo conta 1milardo e 400mila fedeli. Quattro le votazioni previste domani: due la mattina, due il pomeriggio mentre due saranno le fumate, indicativamente intorno alle 12 e alle 19 salva l’l’elezione del pontefice prima. In questo orari della fumata e del suono delle campane saranno intorno alle 10,30 la mattina e alle 17,30 nel pomeriggio. Molti sperano di avere il nome del nuovo Papa nella giornata di domani. Prima di recarsi nella Cappella Sistina celebreranno Messa e Lodi nella Cappella Paolina. In Sistina, dopo la recita dell’Ora Media procederanno alle votazioni. La giornata odierna si era aperta con la Messa “Pro Eligendo Pontifice” presieduta dal card. Giovanni Battista Re, Decano del Collegio Cardinalizio, che nell’omelia ha detto che il mondo si attende molto dalla Chiesa “per la salvaguardia di quei valori fondamentali, umani e spirituali, senza i quali la convivenza umana non sarà migliore né portatrice di bene per le generazioni future”. “Siamo qui – ha detto il porporato – per invocare l’aiuto dello Spirito Santo, per implorare la sua luce e la sua forza perché sia eletto il Papa di cui la Chiesa e l’umanità hanno bisogno in questo tornante della storia tanto difficile, complesso e tormentato”. Il decano – che non è entrato in Conclave perché ultraottantenne, ha 91 anni – ha detto che “fra i compiti di ogni successore di Pietro vi è quello di far crescere la comunione: comunione di tutti i cristiani con Cristo; comunione dei Vescovi col Papa; comunione dei Vescovi fra di loro. Non una comunione autoreferenziale, ma tutta tesa alla comunione fra le persone, i popoli e le culture, avendo a cuore che la Chiesa sia sempre ‘casa e scuola di comunione’”. L’elezione del nuovo Papa – ha detto ancora – “non è un semplice avvicendarsi di persone, ma è sempre l’Apostolo Pietro che ritorna”: “preghiamo quindi perché lo Spirito Santo, che negli ultimi cento anni ci ha donato una serie di Pontefici veramente santi e grandi, ci regali – ha detto Re – un nuovo Papa secondo il cuore di Dio per il bene della Chiesa e dell’umanità. Preghiamo perché Dio conceda alla Chiesa il Papa che meglio sappia risvegliare le coscienze di tutti e le energie morali e spirituali nella società odierna, caratterizzata da grande progresso tecnologico, ma che tende a dimenticare Dio”.

Nel Conclave che si è aperto oggi è rappresentato davvero tutto il mondo: 70 paesi dei cinque continenti con 133 cardinali. E lo sguardo del mondo resta su quel comignolo il cui fumo – nero o bianco – è l’unico strumento di comunicazione dei cardinali con l’estero.  I porporati, infatti, non posso avere nessun mezzo di comunicazione con l’esterno.