Raffaele Iaria –
Chi si aspettava un manifesto “politico” forse è rimasto deluso. Papa Leone XIV, nella messa di inizio del ministero petrino ha parlato della Chiesa che deve essere unita “fermento per un mondo riconciliato”. Una Chiesa che con “umiltà” e “gioia” guarda a Cristo”: “avvicinatevi a Lui! Accogliete la sua Parola che illumina e consola! Ascoltate la sua proposta di amore per diventare la sua unica famiglia: nell’unico Cristo siamo uno”. “Costruiamo – ha detto – una Chiesa fondata sull’amore di Dio e segno di unità, una Chiesa missionaria, che apre le braccia al mondo, che annuncia la Parola, che si lascia inquietare dalla storia, e che diventa lievito di concordia per l’umanità. Insieme, come unico popolo, come fratelli tutti, camminiamo incontro a Dio e amiamoci a vicenda tra di noi”.
Una celebrazione, quella di questa mattina, ricca di simboli e segni per l’inizio del pontificato del 267 papa della storia della Chiesa che ha visto arrivare in piazza San Pietro e via della Conciliazione curca 150mila fedeli ma anche 156 delegazioni di diversi paesi del mondo e oltre quattromila concelebranti tra cardinali, vescovi e sacerdoti. Il Papa prima di iniziare ha voluto percorrere, in papa mobile, proprio piazza san Pietro e via della Conciliazione per salutare tutti i fedeli presenti.
Nell’omelia Leone XIX ha detto che in questo nostro tempo “vediamo ancora troppa discordia, troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che sfrutta le risorse della Terra ed emargina i più poveri” ed ha ricordato che questo tempo è stato “particolarmente intenso” a partire della morte di papa Francesco che “ha riempito di tristezza il nostro cuore”. In quelle “ore difficili, ci siamo sentiti come quelle folle di cui il Vangelo dice che erano ‘come pecore senza pastore’”. E poi il collegio cardinalizio che si è riunito per il Conclave per eleggere il nuovo successore di Pietro, “un pastore capace di custodire il ricco patrimonio della fede cristiana e, al contempo, di gettare lo sguardo lontano, per andare incontro alle domande, alle inquietudini e alle sfide di oggi”. “Sono stato scelto – ha quindi detto – senza alcun merito e, con timore e tremore, vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio, che ci vuole tutti uniti in un’unica famiglia”. Durante l’omelia una citazione di Sant’Agostino, “Ci hai fatti per te, (Signore) e il nostro cuore non ha posa finchè non riposa in te”, tratto dalle “Confessioni” e poi “La Chiesa consta di tutti coloro che sono in concordia con i fratelli e che amano il prossimo”. E ancira Leone XIII, il Papa della Rerum novarum: “Fratelli, sorelle, questa è l’ora dell’amore! La carità di Dio che ci rende fratelli tra di noi è il cuore del Vangelo e, con il mio predecessore Leone XIII, oggi possiamo chiederci: se questo criterio ‘prevalesse nel mondo, non cesserebbe subito ogni dissidio e non tornerebbe forse la pace?’”.
E durante la preghiera del Regina Coeli l’invito a “non dimenticare i fratelli e le sorelle che soffrono a causa delle guerre. A Gaza, i bambini, le famiglie, gli anziani, sopravvissuti sono ridotti alla fame” e poi la “martoriata Ucraina” che “attende finalmente negoziati per una pace giusta e duratura”. Durante la Messa il Papa – ha detto – di aver sentiti, “ho sentito “forte la presenza spirituale di Papa Francesco, che dal Cielo ci accompagna” ed ha ricordato che ieri a Chambéry, in Francia, è stato beatificato il sacerdote Camille Costa de Beauregard, vissuto tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, “testimone di grande carità pastorale”. Al termine il saluto, in basilica, di tutte le delegazioni presenti a partire da quella italiana guidata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quella del Perù guidata dalla presidente Dina Boluarte e quella americana guidata dal vice presidente JD Vance.
