Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Raffaele Iaria –

Un nuovo forte appello di papa Leone XIV per la pace nella Striscia di Gaza. “È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza”, ha detto al termine della prima udienza generale del suo pontificato rinnovando “l’appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e a porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani, dalle persone malate”. La prima udienza generale del Pontefice è iniziata con un giro in papamobile per salutare i fedeli in piazza ed è proseguita con la catechesi sul tema “Il seminatore. Egli parlò loro di molte cose con parabole (Mt 13,3a)”. “Una parabola un po’ particolare, perché si tratta di una specie di introduzione a tutte le parabole”, ha detto il Papa aggiungendo che “in un certo senso, in questo racconto possiamo riconoscere il modo di comunicare di Gesù, che ha tanto da insegnarci per l’annuncio del Vangelo oggi”. Per papa Leone XIV le parabole raccontano storie prese dalla vita di tutti i giorni ma nello stesso tempo “ci rimandano a un significato più profondo”. Il termine parabola – ha spiegato – viene “dal verbo greco paraballein, che vuol dire gettare innanzi. La parabola mi getta davanti una parola che mi provoca e mi spinge a interrogarmi. La parabola del seminatore parla proprio della dinamica della parola di Dio e degli effetti che essa produce”. Infatti, “ogni parola del Vangelo è come un seme che viene gettato nel terreno della nostra vita. Molte volte Gesù utilizza l’immagine del seme, con diversi significati”, ha detto papa Leone spiegando che nel capitolo 13 del Vangelo di Matteo, la parabola del seminatore introduce una serie di altre “piccole parabole, alcune delle quali parlano proprio di ciò che avviene nel terreno: il grano e la zizzania, il granellino di senape, il tesoro nascosto nel campo”. “Cos’è dunque questo terreno? È – ha detto – il nostro cuore, ma è anche il mondo, la comunità, la Chiesa. La parola di Dio, infatti, feconda e provoca ogni realtà”. 

Durante la catechesi ha citato un quadro di Van Gogh. “Ho in mente quel bellissimo dipinto di Van Gogh: Il seminatore al tramonto. Quell’immagine del seminatore sotto il sole cocente mi parla anche della fatica del contadino. E mi colpisce che, alle spalle del seminatore, Van Gogh ha rappresentato il grano già maturo. Mi sembra proprio un’immagine di speranza: in un modo o nell’altro, il seme ha portato frutto. Non sappiamo bene come, ma è così”, ha detto aggiungendo che “al centro della scena, però, non c’è il seminatore, che sta di lato, ma tutto il dipinto è dominato dall’immagine del sole, forse per ricordarci che è Dio a muovere la storia, anche se talvolta ci sembra assente o distante. È il sole che scalda le zolle della terra e fa maturare il seme”. Nei saluti in varie lingue, al termine dell’udienza, il papa ha invitato, in questo mese mariano, a “pregare il rosario ogni giorno per la pace. Insieme a Maria, chiediamo che gli uomini non si chiudano a questo dono di Dio e disarmino il loro cuore”. “In un mondo diviso e ferito dall’odio e dalla guerra siamo chiamati a seminare la speranza e a costruire la pace!”, ha etto salutando altri gruppi presenti.