Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Raffaele Iaria –

«In questo luogo si respira l’odore della Terra e il profumo del Cielo». Una bella descrizione della Cittadella dell’Immacolata nata 25 anni fa a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria. A farla il fondatore, Padre Santo Donato, originario di Villa S. Giovanni (Rc) dove è nato il 9 aprile 1956. P. Donato, ordinato sacerdote il 6 giugno 1982, pochi anni dopo, nel 1991, mentre è parroco a Bagnara, incontra Antonio Carfì, con il quale inizierà la prima esperienza di vita in comune. Padre Antonio Carfì verrà ordinato sacerdote il 28 giugno 1997 e tre anni dopo la prima comunità proprio a Bagnara nel segno del “Totus Tuus” e di San Massimiliano Maria Kolbe sotto il nome dei Piccoli Fratelli e Sorelle dell’Immacolata.

«Un germoglio, una pianticella nuova nel grande albero della Chiesa. Un timido bocciolo che negli anni è cresciuto», dice p, Donato ricordando i 25 anni di storia festeggiati lo scorso 30 luglio: «un giovane albero che continua a produrre fiori e frutti» e un anniversario che cade proprio nell’Anno del Giubileo dedicato alla Speranza.

La Cittadella dell’Immacolata di Bagnara è il cuore di questo carisma che ha portato all’inaugurazione di questo luogo il 20 gennaio 2016.

Due comunità erette come Istituti di Vita Consacrata di Diritto Diocesano nella diocesi di Reggio Calabria-Bova.

Uomini e donne che  hanno scelto, nella loro vita consacrata, oltre ai tre voti (Castità, povertà ed obbedienza) quello del totale affidamento all’Immacolata secondo la spiritualità di san Massimilano Kolbe.

«Ho sperimentato la presenza di Maria – dice p. Donato – nella mia esistenza e quello che sto vivendo e stiamo vivendo non è qualcosa che abbiamo letto o studiato ma è qualcosa di concreto nella nostra vita quotidiana. Maria è sempre presente in modo materno, amoroso, fattivo. Io non ho fatto nulla ma è lei che è voluta venirmi incontro».  Soprattutto dopo episodio. P. Donato si trovava in Friuli Venezia Giulia per il servizio militare quando ci fu – siamo nel 1976 – un catastrofico terremoto con molti morti. «Li

ho sentito che la mia missione doveva essere quella di servire Dio ma non solo: sarei diventato sacerdote ma anche fondatore di qualcosa legato alla Vergine Maria».

Oggi la Cittadella dell’Immacolata si presenta come un’oasi di preghiera, fraternità e evangelizzazione immersa nella natura, un luogo di pace, riflessione, spiritualità, e apertura all’altro attraverso la preghiera, la  celebrazione dei sacramenti, l’affidamento delle sofferenze del mondo a Dio, come ci dice p. Francesco Iermito. Ma poi anche l’accoglienza verso coloro che si avvicinano alla Cittadella: accoglienza spirituale e fisica non dimenticando la missionarietà attraverso una presenza attiva sul territorio con sevizi nelle parrocchie, nelle scuole, nelle carceri. Tra i progetti futuri, un hospice per malati terminali e una casa di accoglienza per madri detenute con prole, destinati a rafforzare l’impegno caritativo e sociale della comunità, una volta superate le difficoltà burocratiche.

Una comunità attiva composta attualmente da 50 consacrati tra uomini e donne riconoscibili dal loro abito monastico in azzurro. Ma anche tanti laici che partecipano attivamente attraverso la preghiera, il servizio, e l’accoglienza:  «esperienze intense di ritiro spirituale riservate, insegnate con una metodologia articolata e personale», spiega p. Iermito. Tra le ultime iniziative di particolare significato è stata quella dell’accoglienza dei bambini ucraini in fuga dalla guerra: 16 bambini ucraini e due madri sono stati accolti alla Cittadella di Bagnara: un’accoglienza calorosa e attenta, con momenti di gioco, escursioni, scuola e cura psicologica grazie anche alla conoscenza dell’inglese e all’uso di traduttori.

Questa esperienza ha «trasformato la Cittadella in un vero rifugio di pace, un ponte tra la Calabria e l’Ucraina, incarnando il motto di p. Kolbe: ‘Solo l’amore crea!’». E in un tempo segnato da guerre, distruzioni, conflitti, la Cittadella si presenta come luogo di pace «concreta, un’oasi nel silenzio verde che ospita chi fugge dalla violenza. Uno spazio di cura spirituale, sociale e umana, dove famiglie in difficoltà, pellegrini, detenuti o bambini traumatizzati trovano ascolto e accoglienza» e attraverso la preghiera, «la bellezza del luogo, l’azione sociale, irradia speranza e testimonia che la fede fondata sull’Amore può ri-generare, risanare e unire».

Quindi un segno, a 25 anni dalla costituzione, incarnato di speranza: «non solo un rifugio, ma un faro di misericordia e fraternità in un mondo ferito», è il messaggio del fondatore che insieme alla comunità oggi è impegnato in un progetto importante come la costruzione di un edificio di culto dove accogliere «il sempre crescente numero di fedeli e pellegrini che approdano alla Cittadella dell’Immacolata» e i nuovi consacratie consacrate. E’ di qualche settimana fa la professione solenne, di sei giovani che hanno professato i voti per tutta la vita scegliendo di vivere in povertà, castità obbedienza e totale appartenenza alla Vergine Immacolata, alla presenza di centinaia di pellegrini commossi provenienti da tutta la Calabria e dalla Sicilia e per loro è stato «una testimonianza importante che ha colpito molto perché al giorno d’oggi vedere dei giovani che consacrano la loro vita a Cristo è davvero qualcosa di raro e di forte». Un segno di speranza….