Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Raffaele Iaria –

Non è facile trovare le parole giuste per raccontare una tragedia che, come quella di Crans-Montana, colpisce al cuore, lasciando tutti attoniti e increduli. Oggi, però, quando ho visto le bare prima salire e poi scendere dall’aereo militare per rientrare in Italia, qualcosa dentro di me si è spezzato. Un dolore profondo, inimmaginabile, che non può essere descritto se non con il silenzio e il rispetto. Quella scena ci ha mostrato la realtà più crudele e ingiusta: la morte di ragazzi, giovani vite appena sbocciate, un futuro interrotto troppo presto.
Vedere quei volti, quei visi pieni di sogni, di speranza, di sorrisi e di voglia di vivere, è un colpo che spezza il cuore. Erano ragazzi che avevano davanti a sé una lunga strada da percorrere, con tanto da dare al mondo. Eppure, adesso, non ci sono più. Ci rimangono solo il vuoto e l’incredulità. Un vuoto che nessuna parola può colmare e che, purtroppo, non è solo il dolore di una famiglia o di un gruppo di amici, ma un dolore che riguarda tutti noi.

Ogni vita spezzata in questa maniera ci tocca profondamente, ci interroga, ci fa riflettere sul senso della giustizia, sul destino, sulla fragilità della vita stessa.
In momenti come questi, le parole sembrano insufficienti. Nessuna frase può dare un senso a una tragedia di tale portata. Nulla può restituire la gioia e l’entusiasmo che quei ragazzi avevano per la vita. Non ci sono discorsi che possano alleviare il dolore di chi li ha amati e li ama tuttora. Ciò che rimane, in questi frangenti, è solo il rispetto e l’empatia, un abbraccio silenzioso che possa, almeno in parte, lenire il dolore che si prova.

E poi le lacrime.

Le lacrime sono l’unico linguaggio universale che ci permette di esprimere il nostro cordoglio, la nostra vicinanza a chi ha perso una parte fondamentale della propria vita.
La tragedia di Crans-Montana, un luogo simbolo per molti giovani appassionati di sport e di montagna, ha spezzato una comunità intera. I ragazzi che ci hanno lasciato erano persone piene di speranza e di vita, avevano il diritto di vivere il proprio futuro, di coltivare i propri sogni, di costruire relazioni, di crescere. La loro morte improvvisa e violenta non è solo una perdita per le famiglie, ma per l’intera società. Qui parliamo dei nostri connazionali ma diamo uno sguardo agli altri ragazzi che hanno perso la vita tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Ogni giovane che scompare in questo modo è un pezzo di futuro che ci sfugge, una promessa infranta.
Alla tragedia, purtroppo, si aggiunge anche l’incredulità per le circostanze che l’hanno determinata. Sebbene le cause dell’incidente siano ancora oggetto di indagine, la mancanza di risposte certe alimenta il dolore delle famiglie e di tutti coloro che, come noi, sono stati colpiti dalla notizia. Il desiderio di verità è forte. La speranza è che l’inchiesta svizzera possa fornire risposte rapide e chiare, affinché si faccia giustizia per quei ragazzi e per chi li amava. La verità, in queste circostanze, non può essere un lusso, ma un diritto che le famiglie delle vittime e la società intera meritano.
In momenti come questi, quando le parole sembrano davvero non bastare, la cosa più importante è non dimenticare.

Non dimenticare quei volti giovani e pieni di vita, non dimenticare il dolore di chi li ha persi. E non dimenticare che, dietro ogni tragedia, c’è sempre una comunità che soffre, una comunità che ha bisogno di supporto, di vicinanza, di solidarietà. Anche in questo momento davanti alle notizie che giungono dal Niguarda di Milano e dagli altri ospedali dove sono ricoverati, in fase critica, altri ragazzi.

È questa la vera forza che possiamo offrire in momenti di grande difficoltà: l’essere uniti nel dolore, l’essere una comunità che si stringe attorno a chi soffre.
Alle famiglie, che stanno vivendo il dolore più grande che possa esistere, voglio rivolgere un abbraccio sentito, carico di vicinanza e di solidarietà cristiana. Un abbraccio che non può colmare il vuoto, ma che può essere il primo passo per affrontare insieme un cammino difficile e doloroso.
Il nostro pensiero va, in particolare, a chi li ha amati e li ama ancora. A chi li ricorda ogni giorno, a chi ha condiviso con loro sogni, risate e momenti di crescita. A loro, la speranza che possano trovare forza nel ricordo e nella bellezza dei momenti vissuti insieme. E a chi li ha perduti, il nostro più sincero augurio di trovare risposta a tutte le domande che ora, più che mai, chiedono chiarezza.