Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Raffaele Iaria –

Si chiude domani mattina il Giubileo 2025 e i numeri di bilancio sono molto positivi. Sono stati, infatti, 33 milioni i pellegrini arrivati a Roma da ogni parte del mondo durante questo Anno Santo aperto da papa Francesco e chiuso da papa Leone XIV. Domani alle 9.30 l’ultimo gesto simbolico: Papa Leone chiuderà la Porta Santa della basilica di San Pietro, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La maggioranza dei pellegrini che ha raggiunto Roma per questo Giubileo proveniva dall’Italia – un terzo – mentre una percentuale significativa – più del 12% – è arrivata dagli Stati Uniti, probabilmente anche grazie all’entusiasmo suscitato dal primo Pontefice nordamericano. Ma la partecipazione è stata davvero globale: gruppi dalla Polonia al Perù, dalla Cina alle Filippine, dall’Indonesia all’Australia hanno attraversato Roma, trasformandola in un crocevia di culture e spiritualità. Mons. Rino Fisichella, principale coordinatore dell’evento, ha sottolineato come il Giubileo abbia mostrato una Chiesa “in cammino”, capace di affrontare con realismo le sfide del presente e allo stesso tempo di trasmettere fiducia e speranza. I 35 grandi eventi organizzati nel corso dell’anno, insieme al pellegrinaggio quotidiano, hanno evidenziato una macchina organizzativa solida e un clima di collaborazione tra le istituzioni che molti definiscono ormai come il “metodo Giubileo”.

Il tema della pace è stato il filo conduttore dell’intero Giubileo. Fin dal suo primo affaccio dalla Loggia delle Benedizioni, Papa Leone XIV ha invocato una “pace disarmata e disarmante”, un appello che ha ripetuto in ogni Angelus. Le guerre in corso – dall’Ucraina alla Terra Santa, fino ai conflitti meno visibili come quelli in Sudan, Congo, Haiti e Yemen – hanno fatto sentire il loro peso anche a Roma, attraverso i volti dei pellegrini provenienti da terre martoriate. Storico l’incontro del 26 aprile nella basilica di San Pietro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, avvenuto in occasione del funerale di Papa Francesco.

La diplomazia vaticana ha lavorato senza sosta: Leone XIV ha incontrato più volte Zelensky, così come i rappresentanti israeliani e palestinesi, oltre a numerosi leader internazionali. Nell’Urbi et Orbi di Natale, il Papa ha richiamato l’attenzione sui conflitti dimenticati, chiedendo consolazione per tutte le vittime della violenza.

Ora che l’Anno Santo si chiude, resta l’eredità di un evento che ha unito milioni di persone nella fede e nella speranza. E domani, con l’ultimo Angelus del Giubileo, è probabile che Papa Leone rinnovi ancora una volta il suo appello più urgente: fermare la guerra ovunque nel mondo.