Raffaele Iaria –
Oggi è l’ultimo giorno della “merla”, tradizionalmente considerato uno dei più freddi dell’anno. Secondo la tradizione popolare, infatti, i giorni della merla vanno dal 29 al 31 gennaio, come ci raccontavano le nostre nonne. Tutti ricordiamo i momenti trascorsi accanto a loro, vicino ai camini accesi che spesso fungevano anche da cucina. Chi non ricorda gli spiedi con le salcicce o la carne oppure a “qualara”, pentola di grandi dimensioni.
Quest’anno, però, in Calabria il gelo e la neve sembrano essersi presi una pausa, salvo qualche breve spruzzata. Al loro posto, un violento ciclone ha colpito soprattutto le coste ioniche, mentre quando eravamo bambini questi giorni erano davvero rigidi e la neve non mancava mai.
In Sila, invece, la settimana scorsa la neve è caduta abbondante e gli impianti sciistici hanno potuto aprire la stagione, così come quelli di Gambarie d’Aspromonte. Sciatori provenienti da Puglia e Sicilia hanno affollato le piste, riempiendo alberghi e strutture turistiche. Poi, però, la pioggia insistente ha iniziato a sciogliere parte del manto nevoso e le temperature sono aumentate. Solo sulle vette del Pollino la neve resiste ancora.
Ma perché si parla della merla? Nonna Rosina, la mamma di mio padre, mi raccontava che la merla è un segno dell’arrivo della primavera: se negli ultimi tre giorni di gennaio fa caldo, significa che l’inverno sarà ancora lungo e piovoso; se invece il freddo è intenso, la bella stagione arriverà presto. Ricordo bene quanto fosse brava a prevedere il tempo, come lo erano tante delle nostre nonne.
Una delle leggende narra che, molto tempo fa, una merla dal piumaggio bianco viveva tranquilla nel suo nido. Ogni inverno, però, doveva affrontare Gennaio, un mese rigido e capriccioso, sempre pronto a scatenare gelo e tempeste non appena l’uccellino usciva in cerca di cibo. Stanca di queste persecuzioni, un anno la merla raccolse provviste sufficienti per tutte le ventotto giornate di Gennaio, che allora era più corto, e rimase nascosta nel suo rifugio fino all’ultimo giorno.
Quando il mese finì, convinta di averlo ingannato, uscì dal nido e iniziò a cinguettare felice, prendendo in giro Gennaio. Il mese, irritato, non poteva più intervenire: i suoi giorni erano terminati. Per vendicarsi, chiese tre giorni a Febbraio, che allora ne aveva trentuno. Febbraio glieli concesse e Gennaio li usò per scatenare un’ondata di gelo terribile, con neve, vento e pioggia gelata.
La merla, sorpresa dal freddo improvviso, trovò rifugio in un camino insieme ai suoi piccoli. Lì rimase per tre giorni, al caldo ma immersa nel fumo. Quando la tempesta cessò e uscì dal suo nascondiglio, scoprì che lei e i suoi pulcini erano diventati completamente neri a causa della fuliggine. Da allora, secondo la leggenda, i merli hanno le piume scure.
In fondo questa storia ha un pizzico di verità: nel calendario romano Gennaio aveva davvero ventinove giorni. E ancora oggi si crede che, se gli ultimi tre giorni del mese sono gelidi, la primavera sarà mite; se invece sono caldi, la bella stagione tarderà ad arrivare.

