Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Raffaele Iaria –

Per la comunità civile oggi è Ferragosto, giornata dedicata al riposo, al divertimento, alle gite fuori porta, etc. Ma è anche la festa dell’Assunzione di Maria in Cielo e in tanti luoghi in Italia  non si contano le chiese e le parrocchie dedicate all’Assunta. Qui vorrei soffermarmi sulla parrocchia di Scala Coeli, in provincia di Cosenza, dedicata all’Assunta e che quest’anno celebra 180 anni dalla elevazione a parrocchia come si evince da un documento della Curia vescovile di Cariati datato 2 gennaio 1846 e che l’autore di questo articolo ha potuto visionare.  Ma prima un dato: la devozione a Maria ha in Calabria un posto importantissimo. Su circa 1000 parrocchie non meno di 400 sono intitolate alla Madonna con ben 81 titoli diversi, come scriveva P. Maffeo Pretto: 65 sono intitolate all’Assunta. La molteplicità dei nomi – sciveva p. Pretto – è accompagnata dalla consapevolezza che si tratta sempre della stessa Madonna: “Maria Vergini, una siti, tanti titoli teniti”, recita un canto popolare calabrese.

La chiesa si trova nel centro storico del Paese nell’attuale piazza XXIV Marzo  a Scala Coeli che per lo storico Gustavo Valente è “di origini antichissime per essere la zona abitata da tempi immemorabili”, mentre secondo altri sarebbe sorta ad opera di Filottete, esule da Troia. Franco Domestico fa risalire le sue origini addirittura all’età del ferro.
Il paese si eleva su una rupe a 370 metri sul livello del mare “sopra un monte di aria umida – come scrive lo studioso napoletano F. Sacco – e calda”, alla sinistra del fiume Nicà, che secondo alcuni sarebbe il luogo dove è avvenuta la famosa battaglia del 510 a.C. tra Sibari e Crotone, due città tra le più importanti della Magna Graecia.

Il nome dato al paese era inizialmente Scala Coeli e non solo Scala. Scrive il sacerdote e storico acrese, Vincenzo Padula, che il nome Scala Coeli era il suo nome originario, “ch’ora si è rinnovato” per poi ritornare al nome Scala Coeli nel 1955 con delibera del Consiglio Comunale n. 16 del 26 settembre. Possiamo quindi argomentare che la sua denominazione Scala è stata sempre applicata in senso volgare fino a questa data.  

A Scala Coeli, intorno al XII secolo, vengono costruiti alcuni palazzi e anche la Chiesa dedicata all’Assunta anche se alcuni documenti fanno risalire la sua edificazione al XIV secolo . Una chiesa che presenta un interno a tre navate terminanti con absidi rettangolari coperti da volta a crociera decorata. La facciata, a capanna, ha tre ingressi.

Il paese, dal punto di vista religioso-amministrativo, ha fatto parte, fin dalla sua elevazione, della diocesi di Cariati, sorta nel 1437 ad opera di Papa Eugenio IV. E’ questo uno dei periodi di maggior splendore per Scala Coeli che contava ben sette chiese e un convento con la presenza di monaci francescani. Negli anni successivi si registra anche la presenza di frati carmelitani, che abitavano un convento, dedicato alla Santissima Trinità, aggregato alla chiesa della B.V. del Carmelo, fuori dal centro abitato. Intorno alla metà del Cinquecento Scala Coeli ospitò anche una residenza estiva per seminaristi.

La Chiesa dell’Assunta, quindi, è di epoca bizantina e conserva un prezioso pulpito con confessione – uno dei pochi – in legno massello intagliato con ricami floreali a basso rilievo riportante uno stemma e la scritta “In sindacatu Pauli de Madaro – 1693) ed alcuni dipinti risalenti forse al XVI sec. Nella stessa chiesa, nonostante le diverse variazioni strutturali subite nel corso dei secoli, un altare in pietra, collocato nell’absidiola della navata sinistra, e un piccolo stemma in pietra del 1639 raffigurante tre croci, nella parete della navata destra. Tra il 1720 e il 1726 la Chiesa fu ulteriormente rinnovata, come confermano gli stemmi del vescovo Giovanni Andrea Tria, presenti sugli archi delle due navate laterali.

Nel 1763 il Vescovo Carlo Ronchi regala alla chiesa di Santa Maria Assunta le reliquie della Santa Croce e degli Apostoli. Mons. Ronchi morirà proprio a Scala Coeli il 9 gennaio dell’anno successivo, dove si trovava in visita pastorale. Nel “Libro dei morti” dell’Archivio  Parrocchiale dell’Arcipretura di Cariati, al giorno 9 gennaio 1764, si legge: “Illustrissimus et Reverendissimus Dominus D. Carolus Ronchi Episcopus Cariaten. et Gerentinen. animam Deo redditit in Terra Scalarum Dioecesis huius Civitatis… cuius cadaver die decima sexta 16 eiusdem mensis traslatus de sero in hac Civitate Cariaten., humatus fuit hac die decima septima eiusdem mensis in Sepulcro Episcoparum in hac Cathedrale Ecclesia Cariaten”. In questo periodo la Chiesa Collegiata della Terra di Scala è servita da 12 canonici.

Precedentemente, nei primi decenni del Settecento, il vescovo di Cariati, mons. Marcantonio Raimondi – originario di Cutro – eleva l’importanza della chiesa, facendola divenire simile ad una chiesa collegiata, introducendovi i titoli canonicali. Nella chiesa sono erette due confraternite, una sotto il titolo del SS, Sacramento e l’altra del SS.mo Rosario.

La Chiesa conserva anche un campanile con orologio risalente, forse, al quattordicesimo secolo. E’ il tempo in cui i cittadini non hanno orologi e le campane montate sui campanili delle chiese, divennero un punto di riferimento essenziale per l’organizzazione della vita quotidiana, in quanto il trascorrere delle ore era scandito dai rintocchi delle campane percepibili anche nelle campagne a ridosso dei centri abitati. L’orologio era collegato a due campane della Chiesa che rintoccavano, fino a qualche decennio fa, le ore ed i quarti accompagnando la vita degli scalesi. Un vero e proprio servizio pubblico.

Non si hanno notizie invece di una balaustra di marmo offerta da Carlo Amoruso in Giuseppe emigrato negli Stati Uniti. La balaustra – secondo un documento in possesso dell’autore di questo articolo – era stata collocata davanti all’altare del Santissimo Sacramento. Al momento dell’inaugurazione, presieduta dal parroco don Antonio Anania, nel febbraio 1951, furono distribuiti anche articoli di vestiario e calzature – provenienti dagli USA – alle famiglie più poveri del paese ed offerta una calda colazione ai bambini e alle bambine dell’Asilo infantile parrocchiale. Inoltre non abbiano notizie di un altare dedicato a Sam Francesco di Paola dell’inizio del Seicento.