Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Raffaele Iaria –

Si è conclusa ieri sera la 76ma edizione del Festival di Sanremo. Un festival che si è chiuso sotto il segno della pace. Carlo Conti, affiancato da Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti, apre con un riferimento all’Iran e ai 500 milioni di bambini che vivono in aree di conflitto. Dopo il Tg1, il pubblico dell’Ariston risponde con un coro spontaneo: “Pace”. Anche gli artisti raccolgono il testimone: Leo Gassmann invoca la fine delle tirannie, Le Bambole di Pezza sfoggiano la scritta “Give Peace a Chance”, Ermal Meta dedica il suo pensiero “ai bimbi silenziati dalle bombe”, mentre Michele Bravi e il duo Maria Antonietta–Colombre ricordano la responsabilità collettiva di non distogliere lo sguardo.

Tra i momenti più intensi, l’emozione di Sal Da Vinci, che dopo la vittoria cede alla commozione e ringrazia la famiglia e Napoli. Forte anche l’immagine dei cantanti che attendono il verdetto abbracciati: un gesto di fratellanza che colpisce il pubblico. Fedez consola Serena Brancale per il sorprendente nono posto del brano dedicato alla madre.

La finale segna anche un passaggio di testimone: in diretta viene annunciato che Stefano De Martino sarà il prossimo conduttore e direttore artistico. Una scelta che Conti accompagna con grande fair play, anche se qualcuno avrebbe preferito un annuncio a bocce ferme…

Spettacolare, e un po’ temeraria, l’entrata a cavallo di Andrea Bocelli, che ricorda quella di Roberto Benigni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. “A questa età servirebbe un po’ di saggezza”, scherza il tenore.

Il momento più forte arriva però con Gino Cecchettin, padre di Giulia, che porta sul palco i nomi delle 301 donne uccise dal 2023. Un intervento sobrio e potentissimo: “Se anche a una sola famiglia si può risparmiare quel dolore, vale la pena provarci”. Laura Pausini rilancia mostrando il Signal for Help, il gesto internazionale per chiedere aiuto in caso di violenza domestica.

La serata è anche un omaggio alle madri: Tommaso Paradiso, Sayf, Samurai Jay e Carolina Rey portano sul palco affetto e tenerezza, anche se il tema rischia di diventare un filo troppo insistito.

I Pooh festeggiano 60 anni di carriera con un live in piazza Colombo, scelta che premia il contatto diretto con il pubblico. Elettra Lamborghini, invece, conquista per simpatia: consapevole di non puntare alla vittoria, si dedica al FantaSanremo e ai suoi ormai celebri “festini bilaterali”, diventati un tormentone anche al largo della costa.

Nayt rivendica il coraggio di essere se stessi e saluta con un “Viva la cultura”. Serena Brancale commuove indossando l’abito di pizzo appartenuto alla madre. Fulminacci diverte con un video di sé bambino che canta i Queen, mentre Malika Ayane lascia un messaggio semplice e necessario: “Trattatevi tutti con amore”. Enrico Nigiotti dedica la sua esibizione “a tutti i camminatori in salita”.

Una finale che alterna leggerezza e impegno, spettacolo e riflessione, confermando ancora una volta la capacità del Festival di farsi specchio — a volte ironico, a volte doloroso — del Paese. Speriamo per il futuro…