Raffaele Iaria –
“Luogo di incontro profondo tra Dio e l’uomo: qui la fede non è un’idea astratta, ma un’esperienza incarnata nella storia concreta delle persone, segnata da domande, attese, ferite e speranze”. Così l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Claudio Maniago, descrive il Santuario della Madonna di Porto alla vigilia del Quarto Centenario, che si aprirà il 1° marzo. Un anniversario che non racconta soltanto la durata di un culto, ma la continuità di una fede popolare capace di attraversare crisi, trasformazioni sociali, calamità e rinascite, mantenendo intatto il legame tra le comunità e la Madonna, venerata con il titolo di Madonna di Costantinopoli la cui devozione affonda le sue radici nel 1626, quando la popolazione di Gimigliano, provata da epidemie e difficoltà ambientali, proclamò Maria propria protettrice. Il titolo mariano “di Costantinopoli” rimanda alla grande tradizione teologica e iconografica dell’Oriente cristiano, sviluppatasi a partire dal Concilio di Efeso (431 d.C.), che definì Maria Theotókos, Madre di Dio.

L’immagine venerata a Gimigliano e custodita nella Chiesa Matrice del piccolo centro del catanzarese, nel cuore della Calabria, fu realizzata da un artista di Gagliano, conosciuto come Marcangione. La tradizione popolare le attribuisce un carattere straordinario: il pittore, abbozzato il dipinto, lo ritrovò dopo misteriosamente completato. Per questo l’opera è considerata “acheropita”, non fatta da mano d’uomo, segno di una presenza materna percepita come vicina e affidabile. L’iconografia – la Vergine che allatta il Bambino – richiama direttamente i modelli orientali legati alla maternità divina.
Il culto conobbe un impulso decisivo nel 1751, quando Pietro Gatto, giovane errante, raccontò di aver ricevuto dalla Vergine l’invito a costruire una cappella nella valle del Corace, lungo l’antico asse tra Catanzaro e Cosenza. In quel luogo sorse il Santuario di Porto, destinato a diventare uno dei principali poli mariani della Calabria. La sua posizione lo trasformò in un crocevia di passaggio e di incontro, una soglia spirituale dove il cammino umano si intreccia con quello della fede.

Il legame con Catanzaro si consolidò ulteriormente nel 1807, quando l’immagine fu trafugata durante l’occupazione napoleonica e poi restituita dalle stesse truppe francesi. Da allora, la partecipazione popolare alla notte del lunedì di Pentecoste testimonia una devozione che unisce città e territorio in un’unica identità spirituale.
Il Novecento ha segnato altre tappe fondamentali: l’incoronazione dell’immagine da parte di Giovanni Paolo II nel 1984, durante la sua visita apostolica a Catanzaro nell’ottobre di quell’anno, la benedizione del dipinto appena restaurato, nella Sala Nervi, in Vaticano, nel 1997 e l’elevazione del Santuario a Basilica Minore, riconoscimento che ne sancì il valore religioso, culturale e architettonico.
Per mons. Maniago, l’anniversario è un kairós, un tempo favorevole per ritornare all’essenzialità del Vangelo. “Questo quarto centenario – ci dice – ci invita a riconoscere come, nella trama semplice e nascosta della vita quotidiana, il Signore continui a parlare e ad accompagnare il suo popolo. La fede non nasce da eventi straordinari, ma cresce nel tempo, nella fedeltà, nell’ascolto e nell’affidamento. È una memoria che non chiude al passato, ma apre al futuro”.
Il Santuario, aggiunge il presule, è “uno spazio in cui la Chiesa si fa prossima e dove Maria è percepita come Madre che accoglie, accompagna e custodisce”. Per molti fedeli – compresi gli emigrati che tornano ogni anno – Porto è legato ai passaggi decisivi della vita: una supplica nella prova, una preghiera silenziosa, un rendimento di grazie. È una “soglia spirituale dove il cammino umano si apre all’incontro con la misericordia di Dio”.
La devozione mariana, quando è autentica, “non si esaurisce nel gesto religioso – ricorda l’arcivescovo – ma apre alla conversione, alla responsabilità personale e comunitaria, alla carità concreta. Maria non trattiene su di sé, ma conduce sempre a Cristo”.
In questo orizzonte si inserisce l’attività pastorale portata avanti nel santuario: il ministero del rettore, don Fabrizio Fittante, il servizio del diacono Mario Arcuri, la presenza dei sacerdoti legati alla tradizione del Santuario e l’impegno degli “Amici del Santuario di Porto” raccontano una comunità che cammina insieme, nella corresponsabilità e nella cura reciproca nel cammino anche del Sinodo della Chiesa Italiana.
Il pellegrino che sale a Porto – ricordano don Fabrizio e il diacono Mario – non cerca spettacolarità, ma un luogo in cui affidare la propria storia. I miracoli più autentici non sono quelli straordinari, ma le vite trasformate: conversioni, riconciliazioni, decisioni maturate nella preghiera. “È questo il segno che attraversa i secoli e che continua a rinnovarsi”.
Il Quarto Centenario non è dunque solo una ricorrenza, ma un invito a guardare avanti. La Madonna di Porto, che da quattrocento anni accompagna il cammino delle comunità della Valle del Corace, continua a indicare una via di fiducia, di ascolto e di futuro. Uomini e donne che tornano qui con uno sguardo diverso, più fiducioso: questo è il miracolo che non smette di accadere.
Il programma dei festeggiamenti
Il programma del IV Centenario, promosso dalla diocesi di Catanzaro-Squillace, dal Consiglio di Amministrazione della Basilica e dalla Parrocchia di Gimigliano, si articola lungo tutto il 2026. L’Anno Giubilare, che sarà inaugurato il 1° marzo nella Chiesa Madre, sede storica del Quadro che raffigura la Madonna di Porto, apre un percorso che intreccia spiritualità, storia e territorio. I “Sette Martedì della Madonna di Porto”, il pellegrinaggio diocesano lungo il Cammino Mariano del Corace, la festa di maggio, il pellegrinaggio dell’immagine a Catanzaro e la sosta a Gagliano ricostruiscono un itinerario che è insieme religioso e identitario.
Accanto agli eventi celebrativi, il progetto prevede iniziative culturali di ampio respiro: una mostra storico documentale itinerante, una pubblicazione scientifica dedicata alle fonti del Bollettino del Santuario e un convegno di studi sui culti mariani di derivazione costantinopolitana nell’Italia meridionale. Si tratta di un’occasione preziosa per rileggere quattro secoli di storia locale alla luce di un fenomeno religioso molto vivo e sentito. (Maria con Te – 1 marzo 2026)
