Raffaele Iaria –
Alla vigilia della Settimana Santa Papa Leone XIV ha visitato il Principato di Monaco, il suom secondo viaggio apostolico internazionale. Pochi minuti fa il Pontefice ha fatto rientro in Vaticano a bordo dell’elicottero partito dal Principato di Monaco alle 17.30. Un viaggio che è stato l’occasione per ribadire ancora una volta il no alle guerre. Guerre che oggi “sono il frutto dell’idolatria di potere e di denaro”. “Agli occhi di Dio – ha detto – nulla si riceve invano! Come Gesù lascia intendere nella parabola dei talenti, quanto ci è stato affidato non va sepolto sottoterra ma messo in circolo e moltiplicato nell’orizzonte del Regno di Dio. Tale orizzonte è più ampio di quello privato e non riguarda un mondo utopico: il Regno di Dio, cui Gesù ha consacrato la vita, è vicino, perché viene in mezzo a noi e scuote le configurazioni ingiuste del potere, le strutture di peccato che scavano abissi tra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici”. Per il Papa “ogni talento, ogni opportunità, ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale, un’intrinseca esigenza di essere non trattenuto, ma ridistribuito, perché la vita di tutti sia migliore”.
Al suo arrivo questa mattina papa Leone è stato accolto con tutti gli onori dal Principe Alberto e la principessa Charlene. Momento clou del viaggio la messa allo stadio e durante il quale ha detto che “ogni vita spezzata è una ferita al corpo di Cristo. Non abituiamoci al fragore delle armi, alle immagini di guerra! La pace non è mero equilibrio di forze, è opera di cuori purificati, di chi vede nell’altro un fratello da custodire, non un nemico da abbattere”. E poi la denuncia: “quanti calcoli si fanno nel mondo per uccidere innocenti; quante finte ragioni si pretendono per toglierli di mezzo!”. “Esprimo la mia profonda gratitudine a Sua Altezza Serenissima, ai membri della Famiglia Principesca, al Governo e all’amato popolo di Monaco per la calorosa accoglienza e la generosa ospitalita’ che mi sono state riservate durante il mio cammino apostolico”, ha scritto poi in un telegramma al principe Alberto II, inviato subito dopo aver lasciato, in elicottero, il suolo del Principato di Monaco. “Prego che Dio Onnipotente vi benedica tutti con pace e forza, mentre invoco la benedizione divina sul Paese”. E prima di partire per il Principato di Monaco, nel suo messaggio al Capo dello Stato Sergio Mattarella il Papa ha scritto che in occasione del suo viaggio apostolico nel Principato di Monaco, “desideroso di incoraggiarvi la testimonianza cristiana e la costruzione del bene comune, mi è caro rivolgere a Lei, signor Presidente, il mio cordiale saluto che accompagno con fervidi auspici per il progresso spirituale, civile e sociale della Nazione italiana”. “Nel ringraziare Vostra Santità per il messaggio che ha voluto cortesemente indirizzarmi, desidero formulare, a nome mio e del popolo italiano, i migliori auguri per il Viaggio apostolico che si accinge a compiere nel Principato di Monaco”, ha risposto Mattarella: “la grande attesa, già da molte settimane resa manifesta dalle autorità, dai giovani monegaschi e dalla locale comunità ecclesiastica mentre si apprestano ad accogliere la Santità Vostra, testimonia del saldo legame che unisce il Principato alla Santa Sede e della profonda radice cristiana di quella terra. Il motto ‘Io sono la via, la verità e la vita’ che Ella ha scelto per questa prima missione del 2026 risponde pienamente all’esigenza, ovunque avvertita, di udire parole capaci di suscitare speranza e ispirare concordia tra i popoli”, ha evidenziato il presidente della Repubblica italiana.
Nel suo viaggio Leone XIV ha riportato al centro del dibattito internazionale il valore della pace, della giustizia e della responsabilità condivisa. Le sue parole, accolte con attenzione dal Principato di Monaco e dalle istituzioni italiane, restano come un invito a non cedere all’indifferenza e a trasformare i talenti ricevuti in strumenti di fraternità. Un richiamo che, alla vigilia della Settimana Santa, risuona con particolare forza e interpella credenti e non credenti a costruire un mondo più umano e più vero.

