Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Raffaele Iaria –

          L’altopiano della Sila è una delle ultime oasi incontaminate della natura italiana, un’oasi che merita di essere visitata anche per le tante testimonianze storiche che essa racchiude, alcune delle quali forse più conosciute fuori dai confini nazionali che al suo interno.

          Tipico esempio di tanta storia, è l’abbazia Florense di San Giovanni in Fiore, piccolo paese montano ritenuto la “patria della Sila” e patria adottiva di Gioacchino da Fiore.

          Fondata nel 1189 da Gioacchino da Fiore, dopo la sua “fuga” dal monastero cistercense di S. Maria di Corazzo (Cosenza), la sola abbazia richiama ogni anno parecchie migliaia di visitatori, attratti non solo dalla severa austerità della costruzione, ma anche dal centro di studi Gioacchimiti, che canalizza l’attenzione degli studiosi di molte università italiane e straniere.

          In origine basiliano, Gioacchino divenne poi cistercense, innamorato della concezione radicale di quest’ordine, votato alla povertà più assoluta e al lavoro manuale,. Deluso dall’impossibilità di poter diffondere il proprio credo (era fatto divieto ai cistercensi di fare proselitismo, infatti), Gioacchino ben presto rinunciò all’esperienza cistercense, lasciò il convento di S. Maria di Corazzo per fondare l’Abbazia di san Giovanni in Fiore, e con essa un proprio ordine, quello detto, appunto “florense”, un ordine caratterizzato dal grande prestigio che conferiva alla figura del monaco.

            San Giovanni in Fiore, fondato con Diploma emesso dall’Imperatore Carlo V il 12 aprile 1530 (è sicuramente uno dei pochi centri di cui si conosce la data esatta di fondazione) e subito popolato da Greci, Slavoni ed Albanesi (è completamente falso che il nucleo primario del paese si sia costituito attorno all’Abbazia già a partire dal 1189), è anche centro artigianale di primaria importanza con botteghe orafe, laboratori di arazzi e coperte artistiche che richiamano clienti da ogni parte del mondo.

          Ricorderemo anche la mostra di Saverio Marra, fotografo che ci ha lasciato nelle sue immagini una splendida testimonianza della vita locale nei primi decenni del secolo.

          Ma è sicuramente il cittadino più illustre di San Giovanni in Fiore, quel Gioacchino da Fiore che Dante, nella sua “Commedia” (“divina” fu aggiunta dai posteri, vorremmo ricordare, e non dal sommo poeta fiorentino), ricorda come “lo calavrese di spirito profetico dotato” a fare di questo piccolo centro silano una meta da non perdere per chi voglia fare del turismo non solo una ragione di svago.