Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Per conoscere la storia di san
Pio da Pietrelcina, si deve
necessariamente tener
presente la sua fanciullezza. La
sua storia, oltre ad essere avvolta
dall’affetto familiare, con la
premura di mamma Maria
Giuseppa e del papà Grazio, è
segnata anche dalla presenza
umana e spirituale del parroco di
Pietrelcina, don Salvatore Maria
Pannullo. Una figura rivalutata
recentemente con una
pubblicazione del giornalista
Raffaele Iaria, che più volte ha
portato alla luce notizie inedite
della comunità di Pietrelcina.
Originale il titolo del volume Zi’
Tore, il “parroco” di Padre Pio.
Don Salvatore Pannullo (Tau,
pagine 144, euro 14,00), con la
prefazione di mons. Felice
Acrocca, arcivescovo di
Benevento, la presentazione del
sindaco di Pietrelcina, Salvatore
Mazzone, e la postfazione di Fra
Daniele Moffa. Ad arricchire
l’opera anche un saggio dello
storico Marco Roncalli e alcune
schede di Domenico Caruso.
Dopo una lettura storica sulle
origini di Pietrelcina e dei suoi
abitanti “pucinari”, gente
laboriosa e dedita ai lavori agricoli,
caratteristiche di quasi tutti i
centri dell’Italia meridionale
all’inizio del ’900, l’autore rimarca
il ruolo della fede, che ha vivificato
e sorretto la vita semplice di tante
famiglie. “Zi’ Tore” (zio Salvatore) è
l’appellativo d’affetto che gli
abitanti di Pietrelcina avevano
verso il loro concittadino don
Salvatore Pannullo, nato il 7
gennaio 1849, da Giuseppe
Gregorio, di “professione ferraro”,
e Angela Maria Cardone. La
famiglia aveva già donato un
sacerdote alla Chiesa, don
Antonio, fratello del padre. Don
Salvatore si formò nel seminario
diocesano di Benevento e fu
ordinato presbitero nel 1862, a 23
anni. Studiò molto, conseguendo
anche la laurea in “Belle lettere”.
Insegnò a Benevento nel Collegio
“Giannone” e nel seminario
diocesano, dove fu padre
spirituale. Stessi ruoli li ricoprì
anche nel seminario diocesano di
Catanzaro tra il 1983 e il 1900.
Tornò come parroco di Pietrelcina
nel 1901, manifestando un amore
paterno alla sua gente. Tra i suoi
chierichetti, don Salvatore vide
crescere e maturare il piccolo
Francesco Forgione. Ne
accompagnò i suoi primi passi
vocazionali verso la vita monastica
nei Frati Minori Cappuccini. Lo
sostenne sino al ministero
sacerdotale nella preparazione
teologica e liturgica. In assenza del
papà Grazio, emigrato, il 10 agosto
del 1910 don Salvatore lo
accompagnò assieme alla
mamma Maria Giuseppa a
Benevento per ricevere
l’ordinazione sacerdotale. Per
problemi di salute Padre Pio
rimase per alcuni anni nella sua
Pietrelcina, condividendo con don
Salvatore gli impegni pastorali. Tra
il giovane cappuccino e don
Salvatore si alimenterà ancor di
più un dialogo spirituale e di stima
che durerà per sempre. Fu don
Pannullo a saper per primo,
direttamente da Padre Pio, delle
stimmate che ebbe sotto un olmo
nella zona di Piana Romana, a un
mese dalla sua ordinazione
sacerdotale. L’autore così fa
emergere come don Salvatore
divenne un “testimone
privilegiato” degli eventi
straordinari della vita del frate.
Consolerà la sua sofferenza nel
ritenersi indegno di portare sul
suo corpo gli stessi segni di Cristo.
Accoglierà con fede le confessioni
di Padre Pio, partecipando a un
disegno divino sino al 1928,
quando morirà quasi cieco. (Avvenire – 11 giugno 2022)

Giovanni Scarpino