Raffaele Iaria –
Primo viaggio di Papa Francesco. L’Isola di Lampedusa dove migliaia di migranti sono arrivati su imbarcazioni di fortuna e dove tanti, al largo di quelle coste, sono morti. In quell’occasione papa Francesco ha chiesto “perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle”, “perdono per chi si è accomodato, si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore”, per “coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi”. Un viaggio storico, quello del luglio 2013: “Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte”, ha detto spiegando la decisione di venire a Lampedusa. Commentando le letture della messa papa Bergoglio ha detto che “tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quelle a cui abbiamo assistito”. E domenica di Pasqua, nel suo ultimo messaggio “Urbi et Orbi” ancora una volta il tema dei migranti. “Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo! Quanta violenza vediamo spesso anche nelle famiglie, nei confronti delle donne o dei bambini! Quanto disprezzo si nutre a volte verso i più deboli, gli emarginati, i migranti!”, ha scritto nel messaggio letto dal cerimoniare pontificio, mons. Ravelli con l’auspicio che “in questo giorno, vorrei che tornassimo a sperare e ad avere fiducia negli altri, anche in chi non ci è vicino o proviene da terre lontane con usi, modi di vivere, idee, costumi diversi da quelli a noi più familiari, poiché siamo tutti figli di Dio!”.
Mai lasciare i disperati del mare “nelle mani dei crudeli trafficanti di persone. I migranti vanno accolti e protetti, non possiamo mandarli indietro come in un ping-pong” aveva detto sul volo di ritorno dalla visita a Marsiglia, in Francia, dove ha partecipato agli “Incontri del Mediterraneo”. I migranti al centro della sua agenda sociale, sostenendo che il loro diritto alla dignità non deve essere mai messo in discussione. Ed è stato il suo campo di battaglia in questi dodici anni di pontificato durante i quali ha visitato campi profughi, ha accolto rifugiati in Vaticano e ha lanciato appelli alla comunità internazionale per una gestione più umana delle migrazioni, sottolineando la necessità di “accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Il suo è stato un pontificato che ha lottato contro l’ignobile traffico di migranti elogiando sempre coloro che si sono occupati di loro. “Del Mediterraneo ho parlato tante volte, perché sono Vescovo di Roma e perché è emblematico: il mare nostrum, luogo di comunicazione fra popoli e civiltà, è diventato – il mare nostrum – è diventato un cimitero. E la tragedia è che molti, la maggior parte di questi morti, potevano essere salvati. Bisogna dirlo con chiarezza: c’è chi opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti – per respingere i migranti. E questo, quando è fatto con coscienza e responsabilità, è un peccato grave”, il forte appello chiedendo spesso di ampliare vie di accesso sicure e vie di accesso regolari per i migranti, facilitando il rifugio per chi scappa da guerre, dalle violenze, dalle persecuzioni e da tante calamità come sono stati i corridoi umanitari promossi anche dalla Chiesa italiana attraverso la Caritas. Opere, quelle dell’accoglienza e della protezione dei migranti che secondo papa Francesco sono segno di coraggio da parte di una umanità “che non si lascia contagiare dalla cattiva cultura dell’indifferenza e dello scarto”. Questa sì che uccide i migranti e non solo…
Raffaele Iaria
