Raffaele Iaria –
Dopo i funerali di papa Francesco e la tumulazione della salma a Santa Maria Maggiore, oggi il secondo giorno dei novendiali, le celebrazioni in suffragio del papa defunto che secondo un’antica tradizione si svolgono per nove giorni consecutivi, a partire dal giorno del funerale.
A presiedere la celebrazione, anche in occasione del Giubileo degli Adolescenti, in Piazza San Pietro (200mila i partecipanti secondo i dati della Sala Stampa della Santa Sede) il card. Pietro Parolin, già segretario di Stato. Con la morte del Pontefice, infatti, inizia la cosiddetta “Sede Vacante e decadono tutti gli incarichi del segretario di Stato e di tutti i capi dicastero tranne il cardinale camerlengo Farrel, e il penitenziere maggiore, il card. Angelo De Donatis. Alla celebrazione di oggi anche i dipendenti vaticani.
Il card. Parolin ha voluto ricordare papa Francesco sottolineando che “l’immagine iniziale che il Vangelo ci offre in questa domenica può rappresentare bene anche lo stato d’animo di tutti noi, della Chiesa e del mondo intero”: “Il Pastore che il Signore ha donato al suo popolo, Papa Francesco, ha terminato la sua vita terrena e ci ha lasciati. Il dolore per la sua dipartita, il senso di tristezza che ci assale, il turbamento che avvertiamo nel cuore, la sensazione di smarrimento: stiamo vivendo tutto questo, come gli apostoli addolorati per la morte di Gesù” che si sentono “orfani, soli, smarriti, minacciati e indifesi”. Eppure, il Vangelo “ci dice che proprio in questi momenti di oscurità il Signore viene a noi con la luce della risurrezione, per rischiarare i nostri cuori. Papa Francesco ce lo ha ricordato fin dalla sua elezione e ce lo ha ripetuto spesso, mettendo al centro del pontificato quella gioia del Vangelo”. Ai tanti giovani arrivati da ogni parte il card. Parolin ha detto che “la gioia pasquale, che ci sostiene nell’ora della prova e della tristezza, oggi è qualcosa che si può quasi toccare in questa piazza” attraverso la presenza di questi ragazzi adolescenti che oggi ricevono “l’abbraccio della Chiesa e l’affetto di Papa Francesco, che avrebbe desiderato incontrarvi, guardarvi negli occhi, passare in mezzo a voi per salutarvi. Di fronte alle tante sfide che siete chiamati ad affrontare – ha detto il porporato – non dimenticate mai di alimentare la vostra vita con la vera speranza che ha il volto di Gesù Cristo. Nulla sarà troppo grande o troppo impegnativo con Lui! Con Lui non sarete mai soli né abbandonati a voi stessi, nemmeno nei momenti più brutti!”. E ricordando la Domenica della Divina Misericordia, che si celebra oggi, ha sottolineato che la misericordia è stata al centro del pontificato di papa Francesco ricordando che “misericordia è il nome stesso di Dio. Nessuno può porre un limite al suo amore misericordioso con il quale Egli vuole rialzarci e renderci persone nuove. È importante accogliere come un tesoro prezioso questa indicazione su cui Papa Francesco h tanto insistito. E il nostro affetto per lui, che si sta manifestando in queste ore, non deve restare una semplice emozione del momento; la Sua eredità dobbiamo accoglierla e farla diventare vita vissuta, aprendoci alla misericordia di Dio e diventando anche noi misericordiosi gli uni verso gli altri”. L’invito del card. Parolin è quello di vivere “le nostre relazioni non più secondo i criteri del calcolo o accecati dall’egoismo, ma aprendoci al dialogo con l’altro, accogliendo chi incontriamo lungo il cammino e perdonando le sue debolezze e i suoi errori. Solo la misericordia guarisce e crea un mondo nuovo, spegnendo i fuochi della diffidenza, dell’odio e della violenza: questo è il grande insegnamento di Papa Francesco”.
Intanto da questa mattina una fila di fedeli sta visitando la basilica di Santa Maria Maggiore per rendere omaggio alla tomba del papa. Ad accogliere i primi gruppi il card. Rolandas Makrickas, rettore della Basilica. Sulla lapide una rosa bianca e in tanti l’avevano tra le mani, il fiore di Santa Teresina di cui più volte ha parlato Bergoglio mentre sull’altare in piazza San Pietro l’icona della madonna Salus Popoli Romani.
Raffaele Iaria
Foto Vatican Media

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