Raffaele Iaria-
“Un uomo di pace”. Così papa Leone XIV ha definito, questa mattina, Floribert Bwana Chui, il giovane congolese, ucciso a 26 anni per essersi opposto alla corruzione, e da ieri beato. Nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico il Pontefice ha ricevuto i pellegrini provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo insieme ad alcuni membri della Comunità di Sant’Egidio alla quale apparteneva Floribert, alla mamma, ai due fratelli e al card. Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi che ieri, nella Basilica di san Paolo fuori le Mura, ha presieduto la celebrazione di beatificazione.
“In una regione tanto sofferente come il Kivu, lacerata dalla violenza, portava avanti la sua battaglia per la pace con mitezza, servendo i poveri, praticando l’amicizia e l’incontro in una società lacerata”, ha ricordato il Pontefice evidenziando che la scelta di mantenere le mani pulite, era funzionario alla dogana, “maturò in una coscienza formata dalla preghiera, dall’ascolto della Parola di Dio, dalla comunione con i fratelli. Viveva la spiritualità della Comunità di Sant’Egidio, che Papa Francesco ha riassunto con tre ‘P’: preghiera, poveri, pace. I poveri erano decisivi nella sua vita”. Il Beato Floribert – ha aggiunto papa Prevost – viveva una familiarità impegnata con i ragazzi di strada, spinti a Goma dalla guerra, disprezzati e orfani”. Questo giovane, “per nulla rassegnato al male, aveva un sogno, che si nutriva delle parole del Vangelo e della vicinanza al Signore”, ha affermato il Papa: “molti giovani si sentivano abbandonati e senza speranza, ma Floribert ascoltava la parola di Gesù: ‘Non vi lascerò orfani; tornerò da voi’ (Gv 14,19). Nessuna terra è abbandonata da Dio! Egli invitava i suoi amici a non rassegnarsi e a non vivere per sé. Malgrado tutto, esprimeva fiducia riguardo al futuro”. Questo “martire africano” – ha concluso il Papa – in un continente “ricco di giovani, mostra come essi possano essere un fermento di pace ‘disarmata e disarmante’. Questo laico congolese mette in luce il valore prezioso della testimonianza dei laici e dei giovani. Possa allora, per l’intercessione della Vergine Maria e del Beato Floribert, realizzarsi presto la sospirata pace in Kivu, in Congo e in tutta l’Africa!”.

E ieri, nell’omelia, il card. Semeraro aveva sottolineato il “caro prezzo” pagato dal giovane funzionario delle dogane congolesi per impedire che fosse introdotto nel paese cibo avariato dannoso per la popolazione “Poteva lasciarlo entrare, nessuno se ne sarebbe accorto, ma non si è lasciato inghiottire dalla palude del male, ha respinto la busta che gli veniva allungata scegliendo di perseguire il bene e respingere la corruzione”, ha detto il porporato tratteggiando il profilo biografico del giovane che lavorava come ispettore doganale e rapito il 7 luglio 2007, torturato e ucciso il giorno dopo. Nato il 13 giugno 1981 a Goma, nell’Est della Repubblica Democratica del Congo, una “città tristemente nota per essere uno degli epicentri del lungo conflitto che insanguina la regione dei Grandi Laghi africani, durante il suo percorso universitario verso la professione forense, Floribert conosce la Comunità di Sant’Egidio, che in Congo è attiva nell’assistenza ai poveri, alla promozione della pace e nell’educazione dei ragazzi di strada, i ‘maibobo’. Si dedica alla Scuola della Pace e ai bambini abbandonati, salvandoli a decine da loro triste destino: morire di fame o arruolarsi nelle milizie terroristiche che infestano le regioni est del Paese. La sua scelta di stare accanto agli ultimi non è stata solo assistenziale: Floribert aiutava quei ragazzi a immaginare un futuro, studiare, diventare protagonisti del proprio paese”, ha detto ancora il card. Semeraro aggiungendo che dopo un periodo di formazione a Kinshasa presso l’Office Congolais de Controle, l’agenzia statale che certifica la qualità delle merci, “riceve un incarico a Goma. Avrebbe potuto rimanere nella capitale, più sicura e ricca di opportunità, ma preferisce tornare nella sua città natale, dove vivono i suoi affetti, i suoi amici, e soprattutto i ragazzi di strada a cui ha dedicato la vita. Il suo lavoro è controllare che le merci, in particolare i generi alimentari, rispettino gli standard minimi di qualità. In una zona dove tutto può essere comprato – dagli agenti doganali alle forniture per i profughi – la sua presenza onesta diventa subito scomoda”. Si chiedeva “Se faccio questo, sto vivendo in Cristo? Sto vivendo per Cristo?”. “Come cristiano – così si rispose – non posso accettare di sacrificare la vita delle persone. È meglio morire che accettare questi soldi”. Floribert – ha detto il card. Semeraro – ha “compreso che la propria anima… e anche la vita della sua gente erano infinitamente più preziose del denaro. Ed ecco che oggi, proprio grazie alla fedeltà della sua vita che lo ha condotto al martirio, la Chiesa lo indica come un testimone e lo propone come un maestro per noi tutti”. E lo è anche “per tanti giovani africani, cui insegna a non lasciarsi vincere dal male, ma a vincere il male con il bene. È un maestro di speranza per loro – e non soltanto – perché nel suo umile esempio tanti giovani di tutto il mondo possono scoprire la forza del bene e il coraggio di fare il bene, resistendo alle lusinghe di una vita dominata dalla paura e dal denaro”.

Durante la celebrazione è stata portata all’altare una reliquia del giovane: la giacca che indossava al momento del rapimento e del martirio ed è stato mostrato, al momento della proclamazione, un dipinto di Stefano Di Stasio che raffigura Floribert in mezzo ai bambini. Sono i bambini della Scuola della Pace della Comunità di Sant’Egidio di Goma. Una immagine – ha detto il fondatore della Comunità, Andrea Riccardi al termine della celebrazione , che “ha molto da dire in questo tempo conflittuale e di culto della forza e del denaro. Questo giovane ventiseienne mostra che si può vincere il male con il bene, che la debolezza non è una condanna e che, nella debolezza di chi crede, di chi prega, di chi ama i poveri, c’è una forza. Oggi, nell’umile Floribert c’è una nota eroica, che tante volte manca nella nostra vita rassegnata. Ma il beato Floribert Bwana Chui, con la sua testimonianza, fa scoprire questa nota eroica a ciascuno di noi. Fa scoprire una forza di pace, di bene, di cambiamento, di fiducia in Dio”.
L’8 luglio la prima festa del nuovo beato.
