Raffaele Iaria

giornalista e scrittore

Foto Vatican Media

Raffaele Iaria –

Il 2025 passerà alla storia come un anno cruciale per la Chiesa cattolica: dodici mesi segnati dalla scomparsa di Papa Francesco, dal Conclave che ha eletto Leone XIV e da un Giubileo della Speranza celebrato sotto due pontificati, un fatto che non accadeva dal 1700, quando la Porta Santa fu aperta da Innocenzo XII e chiusa da Clemente XI.

Fin dai primi mesi, il 2025 si rivela un anno destinato a lasciare un segno profondo. Il 14 febbraio Papa Francesco viene ricoverato al Gemelli per una grave infezione polmonare. Per settimane cresce l’ansia in tutto il mondo: circolano indiscrezioni sulla sua possibile morte e si moltiplicano rosari e veglie di preghiera. Solo il 6 marzo, con voce debole e affaticata, il Pontefice argentino torna a farsi sentire in piazza San Pietro per ringraziare i fedeli della vicinanza.

Ma il sollievo dura poco. Il 21 aprile, Lunedì dell’Angelo, Francesco muore alle 7.35 nella sua abitazione di Casa Santa Marta, colpito da un ictus seguito da un collasso cardiocircolatorio. Rimangono impresse le immagini del giorno prima, domenica di Pasqua: la benedizione Urbi et Orbi e quel saluto finale, di spalle sulla jeep bianca, rivolto a una piazza San Pietro gremita, testimonianza della sua generosità e della sua determinazione nel voler incontrare ancora una volta il suo popolo.

Il 7 maggio si apre il Conclave per eleggere il 267° successore di Pietro. Dopo quattro scrutini e due fumate nere, l’8 maggio alle 18.07 viene eletto il primo Papa americano e il primo agostiniano: Robert Francis Prevost, che sceglie il nome di Leone XIV, richiamando il Leone della Rerum Novarum. Una candidatura non data per favorita, ma capace di raccogliere il consenso dei 133 cardinali, in particolare dei porporati latinoamericani e dei Paesi del Sud del mondo, che vedono in lui un pastore vicino alle periferie grazie ai suoi vent’anni di missione in Perù come dimostrano le molte immagini del suo impegno accanto ai più poveri e bisognosi.

Affacciandosi dalla Loggia delle Benedizioni, il nuovo Papa si commuove e saluta con “La pace sia con tutti voi”, invocando una “pace disarmata e disarmante”. Leone XIV indossa i paramenti tradizionali, compresa la mozzetta rossa, che Francesco aveva accantonato.

Ha così inizio quella che molti definiscono l’“era del Leone”. La messa di inizio pontificato si celebra il 18 maggio. Prevost raccoglie l’eredità giubilare del suo predecessore e, nei primi mesi, osservatori e fedeli cercano di cogliere le differenze tra i due pontificati. Ma Leone XIV ribadisce più volte la continuità con Bergoglio, che cita spesso nei suoi interventi. Una scelta personale lo distingue però dal suo predecessore: durante l’estate soggiorna a Castel Gandolfo, utilizzando Villa Barberini come luogo di riposo settimanale – il palazzo apostolico è ora un museo per volontà del predecessore che non ha mai voluto abitarci – pur continuando a ricevere ospiti, tra cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

L’eredità di Francesco non riguarda solo il Giubileo. La prima esortazione apostolica di Leone XIV, Dilexi te, dedicata all’amore per i poveri e pubblicata il 4 ottobre, è infatti un testo che Bergoglio aveva iniziato a preparare negli ultimi mesi di vita. Anche il primo viaggio apostolico segue un percorso già tracciato: la Turchia, per commemorare il Concilio di Nicea, con l’aggiunta del Libano, Paese molto caro a Francesco.

Il calendario del nuovo pontificato è ricco di appuntamenti. Dal 28 luglio al 3 agosto si svolge il Giubileo dei Giovani, che porta oltre un milione di ragazzi a Tor Vergata. Nella celebrazione conclusiva, Prevost li incoraggia a puntare in alto e a non accontentarsi. Il 7 settembre arriva un altro momento storico: la canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis.

Il 2026 si aprirà con un Concistoro straordinario, previsto per il 7 e l’8 gennaio, subito dopo la chiusura della Porta Santa che avverrà il 6 gennaio e che concluderà l’anno giubilare. In quei giorni è atteso anche il nuovo documento magisteriale di Leone XIV sull’Intelligenza Artificiale: un testo che, nelle intenzioni del Papa, dovrebbe offrire un quadro dottrinale per l’era digitale, una sorta di Rerum Digitalium, capace di orientare l’uso dell’IA verso giustizia e solidarietà.